AUTORE: Annalisa Grandi
Era ampiamente prevedibile e i dati lo confermano: dal 15 ottobre, giorno di entrata in vigore del Green Pass obbligatorio sui luoghi di lavoro, si è impennato il numero di certificati di malattia presentati da dipendenti pubblici e privati. Giusto per dare un’idea delle cifre, nella sola giornata di lunedì scorso sono stati inviati oltre 152mila certificati, il 14,6% in più della settimana precedente.
Certo le temperature sono calate, certo ci sono i primi malanni di stagione, ma ancora più certo è che – numeri alla mano – questa crescita non può altro che essere effetto dell’obbligo di presentare la certificazione verde per entrare al lavoro.
Naturalmente, se queste persone hanno un certificato è perché un medico lo ha redatto e ne è quindi responsabile in caso non corrisponda a realtà. Ma quello che colpisce non è tanto l’ondata della ‘malattia da Green Pass’ quanto il fatto che se per il certificato vaccinale sono già in campo rigorose misure di controllo, meno rigoroso è quello che accade a chi in ufficio non ci va dichiarando una malattia inesistente.
E se è vero che i datori di lavoro potrebbero chiedere di aumentare le visite fiscali da parte dell’Inps, la richiesta sarebbe comunque destinata a cadere nel vuoto o quasi, perché forse non tutti sanno che nell’intera penisola i medici addetti alla verifica delle malattie e delle invalidità civili sono 311. Sì, trecentoundici.
Se quindi lunedì scorso i certificati sono stati 152mila, non serve essere particolarmente ferrati in matematica per capire che non è possibile controllarli tutti e neanche una piccola parte. Ergo, lo spauracchio della visita fiscale non fa paura a nessuno. La possibilità che quel controllo avvenga è nei fatti veramente risibile. Per dirla con i dati pubblicati proprio sul sito dell’Inps, nel primo trimestre del 2021 ogni mille certificati presentati sono state effettuate 23 visite fiscali per quanto riguarda il settore privato, 62 in quello pubblico.
La media è di 33 visite su mille certificati. Ma pure volendo essere particolarmente ottimisti, immaginando quindi che i controlli possano aumentare, anche quando le visite vengono fatte l’esito non è che sia sconvolgente: sempre dati alla mano, le percentuali di riduzione dei giorni di prognosi dopo la visita fiscale sono tra l’1 e il 3%, a seconda che si tratti di settore pubblico o privato.
In sostanza, solo in un caso su 100 i medici Inps dopo la loro visita riducono i giorni di malattia assegnati dal medico di base. O siamo un popolo di lavoratori particolarmente onesti oppure c’è qualcosa che non torna.
di Annalisa Grandi
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