L’irrazionalità alleata di Putin
| Società
Dai no vax che oggi festeggiano “il giorno della vittoria” ai filo-putiniani, è sempre più dilagante l’irrazionalità nella nostra opinione pubblica e la scelta del complottismo da operetta per spiegare la realtà.
L’irrazionalità alleata di Putin
Dai no vax che oggi festeggiano “il giorno della vittoria” ai filo-putiniani, è sempre più dilagante l’irrazionalità nella nostra opinione pubblica e la scelta del complottismo da operetta per spiegare la realtà.
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L’irrazionalità alleata di Putin
Dai no vax che oggi festeggiano “il giorno della vittoria” ai filo-putiniani, è sempre più dilagante l’irrazionalità nella nostra opinione pubblica e la scelta del complottismo da operetta per spiegare la realtà.
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Ieri, ci siamo qui concentrati sulla pochezza dell’offerta politica, l’inconsistenza di partiti e leader rapportati agli straordinari problemi che questo passaggio storico ci pone. Oggi, conviene interrogarsi su ciò che al contempo ne è causa ed effetto, la pubblica opinione.
Senza mai generalizzare, semplificare oltremodo e prendere per oro colato tanto i social quanto il bar sotto casa, risulta arduo negare che in Italia l’irrazionalità paghi. Per essere più onesti, che piaccia da matti, come comodo rifugio dalla fatica di affrontare, studiare e risolvere i problemi. Che si vesta da no vax duro e puro o da filo putiniano sotto le mentite spoglie del pacifista, l’irrazionalità cresce e si autoalimenta.
Perché trova terreno fertile, fra i tanti che da anni amano rifugiarsi in un complottismo da operetta per spiegare la realtà. In tutti coloro che cercano e trovano – dandosi di gomito nelle arene social – una risposta già pronta e facile-facile a temi di incredibile complessità. Scorciatoie, in fin dei conti parliamo di questo.
Che sia la fine (oggi) dell’uso del green pass e delle mascherine vissuto come “il giorno della vittoria“ contro la “dittatura sanitaria“ e sciocchezze simili o il solito, imbarazzante e semplicistico antiamericanismo per spiegare il mondo, l’irrazionalità assicura un cantuccio confortevole dove rifugiarsi e rifiutare la realtà. Risparmiandosi l’arduo compito di affrontare sia la storia che la cronaca.
Guai a toccare questo guscio di illusioni: si guardi l’indecente assalto social all’inviata Francesca Mannocchi, rea di fare il suo lavoro raccontando l’orrore della guerra in Ucraina. Lei viene insultata e soggetti arrivati a negare le responsabilità di Hitler assurgono al ruolo di eroi, in un ributtante ribaltamento della realtà.
Il cerchio si chiude, con effetti potenzialmente drammatici, quando la politica abdica al suo ruolo e si limita a fornire una patina di cinica rispettabilità a questi ragionamenti (?!).
di Fulvio Giuliani
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Tag: Evidenza, social media
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