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Numeri da brivido

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Quasi la metà degli studenti universitari dichiara di vedere un parallelo possibile fra Israele e le azioni dello Stato ebraico da una parte e Adolf Hitler dall’altra

Numeri da brivido

Quasi la metà degli studenti universitari dichiara di vedere un parallelo possibile fra Israele e le azioni dello Stato ebraico da una parte e Adolf Hitler dall’altra
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Numeri da brivido

Quasi la metà degli studenti universitari dichiara di vedere un parallelo possibile fra Israele e le azioni dello Stato ebraico da una parte e Adolf Hitler dall’altra
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I numeri che state per leggere sono numeri di casa nostra, riguardano i nostri figli, i nostri ragazzi. Il nostro futuro. Quasi la metà degli studenti universitari – iscritti ai primi anni di tre grandi atenei del Nord Italia (Milano Bicocca, Università di Padova e Università di Bologna) – dichiara di vedere un parallelo possibile fra Israele e le azioni dello Stato ebraico da una parte e Adolf Hitler dall’altra. Avete letto bene: Adolf Hitler.
Il 46,3% risponde affermativamente a una domanda diretta in tal senso posta dal sondaggio condotto dall’Istituto Cattaneo. Un antisemitismo di fatto, diffuso fra ampie fette di ragazze e ragazzi del primo e secondo anno delle tre università, che non esitano a ritrovarsi persino – citiamo testualmente – «nel vedere gli ebrei a capo di una cospirazione mondiale attuata grazie al controllo della finanza». Non a caso, una delle tesi classiche dell’orrenda accozzaglia di teorie partorite dalla mente del capo del nazismo ed entusiasticamente abbracciate dai suoi scherani.
In seconda istanza – sempre riprendendo i risultati dell’indagine dell’Istituto Cattaneo – «gli ebrei rappresentano un corpo estraneo nelle società in cui vivono», il che riporterebbe questi ragazzi dritto a uno degli architravi della follia e dell’imperitura vergogna delle leggi razziali italiane del 1938. Appena un gradino più sotto, per un cospicuo numero di studenti Israele e gli ebrei in generale si ‘approfitterebbero’ della Shoah per giustificare qualsiasi atteggiamento vessatorio o colonizzatore nei confronti di altri popoli. A cominciare naturalmente da quello palestinese. Un quadro desolante, davanti al quale siamo tutti chiamati a interrogarci su come sia possibile che dei ventenni siano arrivati all’università coltivando simili idee o essendone – nella migliore delle ipotesi – permeabili. Cosa avranno mai insegnato loro a scuola, per ridurli (o tenerli) in questo stato di palese e mostruosa ignoranza di uno dei passaggi più drammatici e incontrovertibili della storia dell’umanità? Cosa avranno sentito a casa – evitiamo di far finta di ignorare questo aspetto – magari alla sera commentando le immagini del telegiornale su uno dei tanti scontri in Medio Oriente? E oggi all’università cosa viene spiegato loro di quanto accaduto in Israele il 7 ottobre scorso e nella Striscia di Gaza pochi giorni dopo?
Il tempo per intervenire c’è, lo sforzo ci coinvolge tutti – genitori, insegnanti, educatori a vario titolo – ma è inutile negare un senso profondo di spaesamento. Dover leggere simili dati, nell’anno di grazia 2023, nell’era in cui chiunque ha disposizione la ‘Biblioteca di Alessandria’ nel proprio smartphone e invece si accontenta delle tesi più bislacche e ripugnanti, lascia attoniti. Deve anche spaventare, testimoniando un pericoloso sbandamento culturale della nostra società. Del resto gli estremi si toccano, se è vero che dieci giorni or sono fece molto rumore l’appello (arrivato a raccogliere quasi 4mila firme) di docenti e ricercatori universitari per il boicottaggio di qualsiasi attività in collaborazione con università israeliane. Una follia che, a ben vedere, potrebbe aiutare a comprendere i risultati dell’indagine dell’Istituto Cattaneo.
Per fortuna, restiamo un Paese variegato e abituato al confronto democratico, così a quell’appello ne ha fatto seguito uno uguale e contrario, per chiedere di mantenere inalterati tutti i rapporti con le università dello Stato d’Israele e le istituzioni culturali ebraiche. Le firme raccolte, a oggi, sono più di 6mila. Una boccata d’ossigeno.
Di Marco Sallustro 

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