Pandemia e rifugiati, sorpresa Airbnb
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L’iniziativa italiana di Airbnb esportata in tutto il mondo, che ha permesso di ospitare migliaia di operatori sanitari nei mesi più difficili. Un orgoglio tricolore sconosciuto ai più.
Pandemia e rifugiati, sorpresa Airbnb
L’iniziativa italiana di Airbnb esportata in tutto il mondo, che ha permesso di ospitare migliaia di operatori sanitari nei mesi più difficili. Un orgoglio tricolore sconosciuto ai più.
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Pandemia e rifugiati, sorpresa Airbnb
L’iniziativa italiana di Airbnb esportata in tutto il mondo, che ha permesso di ospitare migliaia di operatori sanitari nei mesi più difficili. Un orgoglio tricolore sconosciuto ai più.
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AUTORE: Giovanni Palmisano
Fiducia. Se dovesse scegliere una parola per descrivere Airbnb, il country manager Italia Giacomo Trovato non avrebbe dubbi. Quella fiducia che la stessa società sta ritrovando dopo un periodo difficile come quello della pandemia e che sta dando a migliaia di rifugiati ucraini in tutto il mondo.
Tutti ricordano i medici e gli infermieri chiamati in varie zone d’Italia a salvare vite e contenere gli effetti del virus. Cercando alloggi provvisori, gli operatori sanitari venivano spesso rifiutati, visti un po’ come ‘untori’. Sembra una storia di chissà quanti anni fa, invece è la cronaca dei mesi del lockdown. La community italiana di host Airbnb mise a disposizione le proprie case a medici e infermieri. Il cinico di turno potrebbe commentare che comunque quelle case sarebbero rimaste vuote, con la gente bloccata dalla pandemia, ma sta di fatto che in tanti decisero di dare un contributo gratuitamente o a prezzi minimi. All’iniziativa, spiega Trovato, hanno partecipato circa 4mila proprietari di immobili sul territorio nazionale. Un programma italiano poi esportato in tutto il mondo, che ha permesso di ospitare migliaia di operatori sanitari nei mesi più difficili. Un orgoglio tricolore sconosciuto ai più.
Attenuatasi la pandemia, si è riversata sul nostro mondo la grave crisi umanitaria della guerra in Ucraina. «Abbiamo replicato per i rifugiati ucraini – continua Trovato – il modello di assistenza offerto agli operatori sanitari, impegnandoci a ospitare 100mila persone. Ci sembrava un numero irraggiungibile, ma grazie alla collaborazione con gli host lo abbiamo già raggiunto e superato».
Quanto all’attività più “classica” di Airbnb, il perno per Trovato è un turismo più ‘umano’. «Le recensioni più belle sono quelle nelle quali gli ospiti ci scrivono di aver visitato, grazie agli host, posti che da soli non avrebbero mai conosciuto». La pandemia non ha semplicemente lasciato tracce, ha cambiato il concetto stesso di turismo: «C’è stato un boom del turismo di prossimità. La gente non andava più nelle grandi città ma riscopriva i piccoli tesori, raggiungibili in macchina, evitando i mezzi pubblici» spiega il country manager. A uno sguardo superficiale, la situazione sembrerebbe tornata al periodo pre-pandemico con Roma, Milano e Firenze sul podio delle città più visitate nel 2022 dagli utenti di Airbnb, «ma le città più in crescita rispetto al 2019 sono quelle di media grandezza come Palermo, Pisa e Como». Ancora più interessante il dato che arriva dalle località rurali, che stanno godendo di una crescita otto volte superiore rispetto al periodo pre-pandemia anche ora che si è tornati a salire su treni e aerei.
In tale contesto non si può certo negare che parte dell’opinione pubblica attribuisca responsabilità specifiche – se non vere e proprie ‘colpe’ – alla App economy. Questa nuova realtà, che annulla ogni contatto tra venditore (o locatore) e acquirente (o affittuario), risponderebbe solo alla logica del mercato e dei numeri, contribuendo ad allargare la forbice tra grandi e piccole città e a far schizzare i (già) folli canoni di affitto in realtà come Milano e Roma. Soprattutto nei centri storici, con alcune grandi capitali europee che hanno cominciato a varare normative “anti-Airbnb”. Una lettura che Giacomo Trovato respinge: «In Airbnb è disponibile una minima parte degli immobili residenziali presenti in Italia. Per questo crediamo che la nostra piattaforma non influenzi significativamente la disponibilità di alloggi».
Di Giovanni Palmisano
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