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Quegli insulti ai giovani del Liceo Manzoni di Milano

Fa riflettere la reazione degli adulti, sui social, che hanno risposto con gli insulti ai giovani del Liceo Classico Manzoni di Milano.

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Per dimostrare il proprio disappunto sull’esito delle ultime elezioni che hanno decretato la vittoria del centrodestra, alcuni studenti del liceo classico Alessandro Manzoni hanno occupato la loro scuola sita nel cuore della vecchia Milano. Piccolo inciso: nel capoluogo lombardo, come da tradizione, ha stravinto il PD, con un’incursione del terzo polo che proprio nel centro storico ha raccolto oltre il 30% delle preferenze per Renzi e Calenda.

Se da un lato i due giorni di occupazione sono stati un’occasione per i giovani di farsi sentire, dall’altro lato si è fatto notare anche il mondo degli adulti che, in molti casi, si è dimostrato incapace nell’ascoltare e nel dare il buon esempio. 

Salvini, che da ragazzo ha frequentato proprio il Manzoni, aveva bollato la protesta dei ragazzi come “mero capriccio giovanile, un semplice pretesto per non andare a scuola”. Ipotesi che in qualche caso può anche essere corrisposta al vero, ma che il mondo degli adulti usa con troppa facilità come un alibi per attaccare gli studenti. 

Così, qualche considerazione su come “i grandi” rispondano via social ai ragazzi va inevitabilmente fatta. 

Dopo la pubblicazione delle video-interviste agli studenti occupanti, sui profili Facebook e Instagram de “La Ragione” sono piovuti commenti aggressivi, insulti e haters a mai finire: “è più bella che intelligente”; “se questa parla così non voglio immaginare i genitori, la mela non cade lontano dall’albero”; “braccia rubate all’agricoltura”; “questi non sanno manco parlare, né per cosa protestano” (…) solo per citarne alcuni! Certo che si può essere di pareri diversi, ma è anche vero che si può esprimere il proprio pensiero senza necessariamente offendere.

Esattamente che esempio stiamo dando a quei giovani? A cosa servono commenti di questo tipo? Perché “se la mela non cade tanto lontano dall’albero”, un domani quegli stessi giovani che oggi insultiamo, saranno l’albero. Il dialogo e la comunicazione rimangono due preziose fondamenta di una società “sana”, o quanto meno costruttiva. 

Diamo il buon esempio perché come dice un detto “imparo più da un esempio che da un rimprovero”.  

Di Claudia Burgio

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