Ragazzo disabile cacciato dall’hotel. La rabbia e lo sconforto
| Società
Nella vicenda del ragazzo disabile cacciato dall’hotel in Trentino, l’atteggiamento degli ospiti “infastiditi” dalla sua presenza è degno della più becera mentalità segregazionista
Ragazzo disabile cacciato dall’hotel. La rabbia e lo sconforto
Nella vicenda del ragazzo disabile cacciato dall’hotel in Trentino, l’atteggiamento degli ospiti “infastiditi” dalla sua presenza è degno della più becera mentalità segregazionista
| Società
Ragazzo disabile cacciato dall’hotel. La rabbia e lo sconforto
Nella vicenda del ragazzo disabile cacciato dall’hotel in Trentino, l’atteggiamento degli ospiti “infastiditi” dalla sua presenza è degno della più becera mentalità segregazionista
| Società
AUTORE: Fulvio Giuliani
Ne abbiamo voluto scrivere ieri mattina di buon’ora su La Ragione – per fortuna come numerosi altri mezzi di informazione – perché il caso del ragazzo disabile spedito in una “sala riservata“ dai gestori di un albergo in Trentino non è solo uno sconfortante caso di arretratezza culturale e incapacità gestionale.
È il manifesto di un problema che sarebbe riduttivo circoscrivere a un imprenditore turistico impreparato e miope.
Il dramma assoluto è rappresentato da quegli ospiti – sempre che il racconto della proprietaria dell’albergo corrisponda a verità, ma l’esperienza quotidiana ci suggerisce di darle credito pur nello spaventoso errore – che si sarebbero dichiarati “infastiditi” dalla presenza di un ragazzo non vedente e costretto dalla sua malattia a un rapporto sempre più difficile con il mondo che lo circonda.
Un ragazzo che dovrebbe trovare solo comprensione, conforto, su tutto voci amiche. Considerato che, come raccontato dalla madre, la terribile sindrome ereditaria di Norrie gli ha risparmiato solo l’udito. E invece questa banda di insensibili che si è data casualmente convegno in un romantico albergo di una delle regioni a maggiore vocazione turistica del nostro Paese ha scelto la strada della crudeltà più becera e vigliacca.
Vorrei poter parlare con questa gente, vorrei poter ascoltare le loro giustificazioni farfugliate, gli imbarazzati distinguo di chi non merita molto di più di sincera pena. Che vita devono fare.
Ci riteniamo tanto moderni ed evoluti, ma per migliaia di famiglie – in Italia, nel III millennio – accompagnare un proprio caro nel confronto quotidiano con la disabilità significa anche confrontarsi con una mentalità segregazionista degna dei peggiori racconti della Louisiana dei tempi bui. Non dimentichiamolo.
Di Fulvio Giuliani
La Ragione è anche su WhatsApp. Entra nel nostro canale per non perderti nulla!
Leggi anche
La Famiglia nel bosco, mercoledì 25 marzo i genitori in Senato
17 Marzo 2026
L’operazione “Genitori in Senato” non può neanche essere spacciata come solidarietà nei loro confr…
Sempre più manager preparati lasciati a casa. Come rientrare in partita senza perdersi d’animo
13 Marzo 2026
Secondo gli head hunter il mondo del lavoro è un destino che capita a tutti. Non serve chiedersi s…
Giudice ordina risarcimento da 50mila euro perché obbligata a servire il caffe ai colleghi uomini in quanto donna
11 Marzo 2026
Una manager è stata risarcita con 50mila euro perché “costretta” dall’amministratore delegato a se…
Dieci giorni per diventare padre: l’Italia dice ancora No al congedo paritario
09 Marzo 2026
La politica si ferma, ma i padri italiani chiedono più tempo per esserci. La proposta per cinque m…
Iscriviti alla newsletter de
La Ragione
Il meglio della settimana, scelto dalla redazione: articoli, video e podcast per rimanere sempre informato.