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Ragazzo disabile cacciato dall’hotel. La rabbia e lo sconforto

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Nella vicenda del ragazzo disabile cacciato dall’hotel in Trentino, l’atteggiamento degli ospiti “infastiditi” dalla sua presenza è degno della più becera mentalità segregazionista
ragazzo disabile cacciato trentino

Ragazzo disabile cacciato dall’hotel. La rabbia e lo sconforto

Nella vicenda del ragazzo disabile cacciato dall’hotel in Trentino, l’atteggiamento degli ospiti “infastiditi” dalla sua presenza è degno della più becera mentalità segregazionista
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Ragazzo disabile cacciato dall’hotel. La rabbia e lo sconforto

Nella vicenda del ragazzo disabile cacciato dall’hotel in Trentino, l’atteggiamento degli ospiti “infastiditi” dalla sua presenza è degno della più becera mentalità segregazionista
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Ne abbiamo voluto scrivere ieri mattina di buon’ora su La Ragione – per fortuna come numerosi altri mezzi di informazione – perché il caso del ragazzo disabile spedito in una “sala riservata“ dai gestori di un albergo in Trentino non è solo uno sconfortante caso di arretratezza culturale e incapacità gestionale. È il manifesto di un problema che sarebbe riduttivo circoscrivere a un imprenditore turistico impreparato e miope. Il dramma assoluto è rappresentato da quegli ospiti – sempre che il racconto della proprietaria dell’albergo corrisponda a verità, ma l’esperienza quotidiana ci suggerisce di darle credito pur nello spaventoso errore – che si sarebbero dichiarati “infastiditi” dalla presenza di un ragazzo non vedente e costretto dalla sua malattia a un rapporto sempre più difficile con il mondo che lo circonda. Un ragazzo che dovrebbe trovare solo comprensione, conforto, su tutto voci amiche. Considerato che, come raccontato dalla madre, la terribile sindrome ereditaria di Norrie gli ha risparmiato solo l’udito. E invece questa banda di insensibili che si è data casualmente convegno in un romantico albergo di una delle regioni a maggiore vocazione turistica del nostro Paese ha scelto la strada della crudeltà più becera e vigliacca. Vorrei poter parlare con questa gente, vorrei poter ascoltare le loro giustificazioni farfugliate, gli imbarazzati distinguo di chi non merita molto di più di sincera pena. Che vita devono fare. Ci riteniamo tanto moderni ed evoluti, ma per migliaia di famiglie – in Italia, nel III millennio – accompagnare un proprio caro nel confronto quotidiano con la disabilità significa anche confrontarsi con una mentalità segregazionista degna dei peggiori racconti della Louisiana dei tempi bui. Non dimentichiamolo. Di Fulvio Giuliani

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