Resistenza all’invasore e alla stupidità
Noi europei eravamo abituati da almeno due generazioni a coniugare il termine “resistenza” con l’annuale rievocazione della guerra partigiana contro l’oppressore nazifascista. Ma in Italia abbiamo un altro peculiare problema: la resistenza alla stupidità.
Resistenza all’invasore e alla stupidità
Noi europei eravamo abituati da almeno due generazioni a coniugare il termine “resistenza” con l’annuale rievocazione della guerra partigiana contro l’oppressore nazifascista. Ma in Italia abbiamo un altro peculiare problema: la resistenza alla stupidità.
Resistenza all’invasore e alla stupidità
Noi europei eravamo abituati da almeno due generazioni a coniugare il termine “resistenza” con l’annuale rievocazione della guerra partigiana contro l’oppressore nazifascista. Ma in Italia abbiamo un altro peculiare problema: la resistenza alla stupidità.
AUTORE: Andrea Pamparana
«Lotteremo fino alla fine, per terra e per mare, nelle città e nelle foreste». Così il presidente ucraino Zelensky. Noi europei ci eravamo abituati da almeno due generazioni a coniugare il termine resistenza con l’annuale rievocazione della guerra partigiana contro l’oppressore nazifascista, con quel tanto di stanca retorica e polemica politica.
Poi, col Covid, abbiamo incominciato a sentir parlare di Piano nazionale di resistenza e resilienza, condito dalle ridicole “resistenze” contro una “dittatura sanitaria” paragonata a un nuovo nazifascismo guidato dal presidente Draghi, dal governo e dai loro finanziatori, le Big Pharma.
L’aggressione di Putin ci ha riportato indietro di settant’anni, a riformulare quel termine – resistenza – nell’accezione che ci illudevamo la Storia avesse cancellato dai nostri orizzonti. Impressionano le file di cittadini ucraini, perfino donne, davanti ad armerie di Kiev per acquistare un fucile, oggetto che mai avrebbero pensato di dover usare, poca roba rispetto alla pur desueta forza militare di Putin.
Sappiamo anche che milizie di volontari si stanno preparando a combattere per l’indipendenza di un popolo, tal quali i volontari che raggiunsero la Spagna nella sanguinosa guerra civile degli anni Trenta, equipaggiati con armi più efficaci mandate dall’Occidente per fare una guerra per interposta persona, perché, giustamente, abbiamo capito che la deterrenza nucleare potrebbe portare alla fine della nostra civiltà, russa compresa.
In Italia abbiamo poi un nostro peculiare problema: la resistenza alla stupidità. Da giorni, nei talk che hanno sostituito i “numeri della pandemia”, imperversa una signora russa, insegnante di letteratura, che nega perfino quel che i conduttori le mostrano. Gentile professoressa, noi la lasciamo parlare e la invitiamo a fare la sua propaganda – non so se consapevole o meno – mentre a Mosca e in altre città della Russia chi protesta finisce in galera, dopo pestaggio a suon di manganellate, senza distinzioni di età e di sesso.
Evito commenti sulla storica copia del David di Michelangelo coperta dal sindaco di Firenze con una sorta di burqa nero per contrassegnare il nostro lutto per le vittime di quella che l’Onu – l’organizzazione più costosa e inutile del mondo – non vuole che venga definita guerra, per non offendere la Russia, membro permanente del Consiglio di sicurezza. Ci consola il nostro presidente Mattarella, nel riportarci alla realtà: «Opporsi al conflitto anche se può comportare dei costi». Ne saremo capaci? Ho qualche ragionevole dubbio.
di Andrea Pamparana
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