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Rifiutare un lavoro per andare il palestra e altre assurdità poco conosciute

La storia vera di un imprenditore, mio amico, che non riesce a trovare lavoratori, nonostante ottime condizioni lavorative. Può una giovane rifiutare un posto di lavoro perché alle 5 deve andare il palestra? “No”, direste voi e invece è solo una delle assurde motivazioni che leggerete in questo articolo.

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Milano, pochi giorni fa. Un amico imprenditore – titolare di una piccola impresa per la raccolta pubblicitaria, nove dipendenti, buon fatturato, trent’anni di attività – ha bisogno di assumere quattro nuove figure professionali, in ambito segreteria amministrativa e commerciale. Si è rivolto a un’agenzia, ha esaminato molti curricula, è venuto il momento di qualche colloquio.

«Buongiorno. Complimenti per il suo curriculum, interessante. Allora…». Di fronte ha una ragazza sui 25 anni, diplomata, stage in un’azienda importante. «Buongiorno. Mi scusi ma prima di tutto vorrei sapere qual è l’orario di lavoro». «Certo, giusto. Iniziamo alle 9 e facciamo pausa alle 13. Riprendiamo alle 14,30 fino alle 18,30…». «Ah no, scusi. Ma io vorrei finire prima perché alle cinque ho la palestra». Prego, si accomodi e buon allenamento.

Finalmente è convinto di aver trovato la persona giusta. È in prova ma promette bene. Trentenne, sembra intraprendente. Una mattina non si presenta e telefona: «Buongiorno, scusi oggi non vengo perché ho un colloquio di lavoro». Va bene, avrà trovato di meglio, almeno lui così spera. Però era in prova e quindi… si accomodi pure.

Una segretaria forse è quella giusta. Ventottenne, prima esperienza importante dopo vari lavoretti. L’amico imprenditore: «Senta, una cortesia. Quando esce (per l’intervallo dalle 13 alle 14,30se può passare dal tabaccaio prenda due marche da bollo. Ecco i soldi…».

«Ah no! Scusi eh, ma io nell’intervallo non svolgo mansioni lavorative…». «Sì certo, era solo una cortesia. Anche perché io non esco prima di sera e…». Si accomodi, avanti un altro.

Storie vere, certificate e potrei andare avanti ancora per molto. L’amico imprenditore milanese è disperato. Ha necessità di queste nuove figure professionali ma è amareggiato nel constatare che nonostante il ruolo, un buono stipendio, una bella sede lavorativa e la possibilità di inserirsi in un ambiente moderno e in crescita, nonostante curricula di livello e l’agenzia che ogni giorno gli sforna nuovi nominativi da prendere in considerazione, non riesce a trovare le persone giuste. Colpa sua? Troppo esigente? Atteggiamento padronale d’altri tempi? No. Può una giovane in cerca di occupazione con contratto a tempo indeterminato rifiutare un lavoro perché deve andare in palestra alle cinque del pomeriggio? Siamo a Milano, il reddito di cittadinanza non c’entra.

A Roma dicono: «Voglia de lavora’ saltame addosso». Non è qualunquismo, sono vicende vere, che fotografano una situazione diffusa. Non stiamo parlando di camerieri mal pagati e sfruttati; sappiamo che quella è una realtà, ma c’è anche un’altra faccia della medaglia che è quella con la quale ha a che fare un piccolo imprenditore come il mio amico.

Di Andrea Pamparana

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