Sbagliato schernire quei russi che piangono lo stop ad Instagram
| Società
Dopo i tantissimi video di influencer russe disperate per la chiusura dei social in Russia, molte persone si sono accanite contro di loro senza considerare che hanno perso il loro lavoro da un giorno all’altro.
Sbagliato schernire quei russi che piangono lo stop ad Instagram
Dopo i tantissimi video di influencer russe disperate per la chiusura dei social in Russia, molte persone si sono accanite contro di loro senza considerare che hanno perso il loro lavoro da un giorno all’altro.
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Sbagliato schernire quei russi che piangono lo stop ad Instagram
Dopo i tantissimi video di influencer russe disperate per la chiusura dei social in Russia, molte persone si sono accanite contro di loro senza considerare che hanno perso il loro lavoro da un giorno all’altro.
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AUTORE: Marta Melarato
Proprio pochi giorni fa abbiamo assistito ad una scena che molti hanno reputato patetica e fuori luogo: un’influencer russa è scoppiata a piangere dopo la chiusura di Instagram, che non è solo la piattaforma che le ha regalato la notorietà ma è anche quella su cui lavora.
“Instagram è tutta la mia vita” ha detto la ragazza tra i singhiozzi. Ecco che sono automaticamente partiti tantissimi insulti nei suoi confronti.
Il lavoro sui social network è da sempre criticato: chiunque diventi famoso nel web viene visto come una persona che guadagna da vivere molto facilmente senza fare nulla.
Chi pensa queste cose, di solito, è il primo a provare una sorta di invidia nei confronti delle star di internet.
Ma essere influencer non è per niente facile: indipendentemente dalla piattaforma che si usa, chi fa questo lavoro deve continuamente creare contenuti per non scontentare il pubblico. L’impegno inizialmente è puramente creativo in quanto bisogna trovare qualcosa che sia diverso da quello che fanno tutti, meglio ancora se si ha già una passione con la quale si può sperimentare. Lo step successivo è anche pratico. Perché realizzare discretamente un video richiede del tempo.
Una volta arrivati all’obiettivo, l’influencer deve concentrarsi sulla realizzazione dei contenuti, cercare di mantenere attivi i fan, analizzare le statistiche, studiare il mercato e cercare collaborazioni, oltre allo ‘’sforzo psicologico’’ di dover accettare che gran parte della propria quotidianità sia esposta sui social. Il tutto rigorosamente con il sorriso.
Sarà una triste verità per chi ancora non capisce che dietro alle piattaforme social c’è una notevole catena di lavoratori che con gli anni sta crescendo sempre di più.
Le reazioni delle influencer russe sono più che comprensibili perché perdere il lavoro da un momento all’altro (soprattutto non per loro volere) è difficile da digerire.
Sicuramente questi ragazzi che sono scoppiati in lacrime mentre salutavano i loro followers per l’ultima volta non hanno incontrato grandi simpatie dopo la notizia circolata negli ultimi giorni che non ha giocato a favore della categoria. Molti di loro infatti hanno accettato l’ingaggio del Cremlino che li ha pagati per creare video in cui ripetevano “questa operazione speciale viene definita come importante per fermare il genocidio nel Donbass che ha ucciso centinaia di bambini innocenti”.
I social sono un mondo pieno di disinformazione e di fake news, ma dall’altra parte dovremmo guardare e dare risalto a chi dei social riesce a farne un lavoro con la propria creatività. Oltre al fatto che per i giovani russi i social potevano rappresentare un canale di informazione non filtrato dalla propaganda, uno strumento per conoscere la verità e interfacciarsi con altri ragazzi come loro. Non solo rossetti e mascara, insomma!
di Marta Melarato
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