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La storia del Pesce d’aprile

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La storia del Pesce d’Aprile, la giornata dedicata agli scherzi ideata da Giulio Cesare onorata non solo in Italia ma in tutta Europa ad eccezione della Spagna

La storia del Pesce d’aprile

La storia del Pesce d’Aprile, la giornata dedicata agli scherzi ideata da Giulio Cesare onorata non solo in Italia ma in tutta Europa ad eccezione della Spagna
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La storia del Pesce d’aprile

La storia del Pesce d’Aprile, la giornata dedicata agli scherzi ideata da Giulio Cesare onorata non solo in Italia ma in tutta Europa ad eccezione della Spagna
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Lo sapevate? L’inventore del pesce d’aprile fu nientemeno che Giulio Cesare. Lo ideò durante il suo mandato di console a Roma. Scherzo, non è vero, ci siete cascati: pesce d’aprile, appunto. Corrisponde invece a verità il fatto che questa ludica ricorrenza – infarcita di scherzi, notizie false e scorrettezze – venga onorata nel calendario di ogni nazione d’Europa (tranne la Spagna). Le sue sono origini oscure ma, documentalmente, pare che la Francia, con l’esplicito riferimento a un poisson d’avril datato 1508, ci sia arrivata prima degli altri, seguita a ruota dai genovesi. Ma perché celebriamo questa strana e buontempona ricorrenza? Uno dei capisaldi dell’etnologia nazionale, il medico e letterato Giuseppe Pitrè, prese molto seriamente l’argomento e – senza scherzarci troppo su – scrisse a riguardo un breve saggio, pubblicandolo nel 1886, tornandoci nel 1889 e integrandolo infine nel 1902 (lo scritto completo, dal titolo “Breve storia del pesce d’aprile”, è stato di recente pubblicato dalla casa editrice Graphe.it). Nell’antichità il mese d’aprile, si sa, chiudeva un ciclo che aveva inizio la notte di Natale: befanate, befanatine, la focarina, rogo della vecchia, carnevalate, testamento e rogo del carnevale, segalavecchia, scala di mezza quaresima, bruscellate e maggi delle anime costituivano l’insieme di cerimonie e riti (a noi contemporanei, tra Natale e aprile, è rimasto invece soltanto il rito arcaico del Festival di Sanremo) che il mondo contadino celebrava per onorare la natura al fine di attirare abbondanza e buoni auspici. Il primo di aprile, poi, il cerchio si chiudeva e si scatenavano gli scherzi. Un modo per prepararsi alla nuova stagione a venire. Ma perché la metafora del pesce? Facile pensare che abboccare a uno scherzo sia come abboccare all’amo. Un pesce, appunto. In verità, poisson d’avril (pesce d’aprile) era il nickname riservato in Francia a garzoni, ragazzi di bottega, inservienti e apprendisti: ahiloro, i diretti destinatari degli scherzi malignamente ingegnati ed eseguiti dai rispettivi datori di lavoro con la complicità di mezzo paese. Il fulcro dello scherzo, cosa molto francese, era l’azione. Ognuno di questi doveva dunque indurre la vittima ad agire, a fare in genere qualcosa di inesistente ma attinente alla propria arte, al proprio lavoro: ed ecco quindi che il primo di aprile si chiedeva all’inesperto malcapitato di andare in paese ad acquistare del “grasso di zanzara”, un “martello a due manici”, di trovare da Tizio una “corda per legare il vento”, di acquistare dal macellaio “quattro etti di consolazione”, di trovare nel cassetto grande “un uncinetto dritto”. Ci si divertiva mandando allo sbaraglio i propri dipendenti, esponendoli al ludibrio generale. Azione dopo azione, era in verità un modo per prepararli al futuro. Una narrazione di origine ebraica aveva visto in questo girovagare a vuoto una metafora del viaggio di Cristo tra Erode e Ponzio Pilato, tra Anna e Caifas. Tutto da verificare. Di certo, il pesce d’aprile ha subìto trasformazioni radicali, un processo di modernizzazione che gli ha scrostato la vocazione di maliziosa investitura sociale. Oggi è più identificabile con una fake news, non contempla la dinamicità dello scherzo ma la fredda staticità del rancore e la falsità della notizia. Ci aspetta un futuro radioso. Pesce d’aprile! di McGraffio  

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