Ultimo giorno di scuola prima dell’inizio delle vacanze di Natale. Fuori dalla scuola elementare le mamme e i papà aspettano chiacchierando i bimbi all’uscita. Lucia ha sempre amato questo periodo dell’anno e ha preparato una serie di sorprese per sua figlia Viola, per rendere ancora più magico questo momento.
Al suono della campanella uno sciame di bambini corre festante. Viola si attarda, quando di solito è una delle prime a uscire. Eccola finalmente in coda al gruppo abbracciata alla sua migliore amica Irene. Entrambe hanno il broncio, gli occhi bassi e sembrano essere molto tristi. Lucia va incontro a sua figlia per capire cosa sia successo. La bimba non parla. Ci pensa Irene allora a raccontare. «Sai Lucia, oggi la maestra ci ha detto che Babbo Natale non esiste. Che siete voi genitori a esservi inventati questa storia assurda e che i giocattoli li comprate voi nei negozi. Ormai siamo grandi, abbiamo ben sei anni, e non dobbiamo credere a queste stupide storielle. E insomma Lucia, se lo dice la maestra è vero!».
E così entrambe le bimbe scoppiano a piangere disperate. Lucia non sa cosa dire. È così dispiaciuta che non riesce a proferire parola. A casa ne parla con il marito che però oltre a dirsi esterrefatto non sa darle consigli su come gestire la questione. Allora decide di scrivere nella chat della classe. Appena scrive, una valanga di messaggi invade l’etere.
Chi si dice indignato e pronto a parlare con la preside, chi addirittura minaccia un esposto al Provveditorato agli studi, chi al Tar, chi al Papa o al presidente della Repubblica. C’è anche chi si dice d’accordo con la maestra perché il consumismo e il materialismo non devono soffocare la creatività e la crescita dei bambini.
C’è anche chi si indigna perché Lucia nella chat ha scritto Babbo Natale e non Babb* Natale, imponendo il genere maschile come predominante. E infine c’è anche chi dice di non preoccuparsi perché i bimbi magari non crederanno più a Babbo Natale, ma sicuramente hanno la certezza che la Befana esista. E ha un volto che vedono ogni mattina a lezione.
di Lady Jane
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