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Tra rave e realtà

“Alla gente piace drogarsi” è stato detto a margine del rave party di Valentano. Quella marea di persone è però molto lontana dalla vera essenza di una gioventù che non ci sta a essere bollata così.

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C’è chi la droga la utilizza come fonte di guadagno, chi per assentarsi e dimenticarsi di un quotidiano difficile e poi c’è chi lo fa per divertirsi.

Parlare di sostanze stupefacenti non è semplice finché rimane un tabù. 

In Italia il grande dibattito tra droghe leggere e pesanti non ha cessato di esistere. Ad oggi è attiva la campagna *MeglioLegale, per la legalizzazione della cannabis e la decriminalizzazione dell’uso delle altre sostanze.

E di droga si torna a parlare quando la notizia del momento è il rave party di Valentano (in provincia di Viterbo) che continua a far parlare di sé tramite l’ultimo video, pubblicato dal Corriere della Sera, in cui uno dei partecipanti dichiara senza giri di parole: “Alla gente piace drogarsi, per questo viene qui”.

Come in tutte le questioni, fare di tutta un’erba un fascio è deleterio. Per spiegare il motivo di queste dichiarazioni, devo tornare indietro di molti anni, quando frequentavo le scuole superiori.

Quel giorno a scuola si parlava di droghe con l’Associazione Il Calabrone attraverso un esperimento: noi ragazzi dovevamo stimare una percentuale sull’uso di sostanze stupefacenti e alcool tra i nostri coetanei.

Alla fine del test scoprimmo che i numeri da noi ipotizzati toccavano cifre molto più alte rispetto alla realtà. Eravamo sotto effetti psichedelici? No, semplicemente in quel periodo l’utilizzo di droga era fomentato da numerose notizie tramite la tv, in cui le morti causate da incidenti stradali, dall’abuso di sostanze o alcool erano all’ordine del giorno. Le famose “stragi del sabato sera”.

I media in effetti svolgono un ruolo fondamentale nella percezione di questo fenomeno. Se ne è parlato molto anche perché la pandemia ha fatto registrare un aumento dell’uso di sostanze stupefacenti proprio tra i giovanissimi.

In questi dibattiti, però, dimentichiamo sempre di chiederci perché i giovani facciano uso di droghe, che alla tossicodipendenza, così come all’alcolismo, non ci si arriva in un solo giorno. Dimentichiamo infine le storie di ragazzi che hanno scelto di riprendere in mano la propria vita e di vivere, dopo mesi se non anni di recupero.

Alla gente non piace “solo” drogarsi, e per questo non tutta va ai rave, né si sognerebbe mai di organizzare una festa illegale in un momento storico così delicato.

Ancora più difficile è capire oggi cosa sia giusto fare o non fare, quali assembramenti siano socialmente accettabili e quali no. Organizzarne uno in riva al mare sotto una ruota panoramica lo è per esempio? 

Raccontare solo uno spicchio di realtà, limitandosi a dire che “alla gente piace drogarsi, per questo viene qui”, esibendolo come campione rappresentativo dei giovani è controproducente, inculcando nell’immaginario collettivo un’idea molto lontana dalla realtà. Poco utile a stimolare i ragazzi e farli accorgere dell’immenso tesoro che hanno: godersi la propria età, quel tempo a disposizione che hanno per esplorare le proprie passioni e conoscere sé stessi. Un viaggio che nessuna droga può regalare.

di Claudia Burgio

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