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La genesi di Dragon Ball. Son Gokū tra manga e leggenda

Come Akira Toriyama attinse dai capolavori letterari orientali per “Dragon Ball”, il suo fumetto più famoso
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La genesi di Dragon Ball. Son Gokū tra manga e leggenda

Come Akira Toriyama attinse dai capolavori letterari orientali per “Dragon Ball”, il suo fumetto più famoso
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La genesi di Dragon Ball. Son Gokū tra manga e leggenda

Come Akira Toriyama attinse dai capolavori letterari orientali per “Dragon Ball”, il suo fumetto più famoso
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Come Akira Toriyama attinse dai capolavori letterari orientali per “Dragon Ball”, il suo fumetto più famoso

In “Xīyóu Jì” (“Racconto del viaggio in Occidente”), classico della letteratura cinese del XVI secolo, Sun Wukong è un potente scimmiotto incaricato di espiare la sua arroganza scortando il pio monaco Xuánzàng in un lungo viaggio alla ricerca dei preziosi sūtra del Buddha. La sua forza e in generale il suo atteggiamento spavaldo l’hanno reso nei secoli un personaggio molto amato e famoso in Oriente, così come il suo bastone allungabile – sottratto alla sua originale funzione di pilastro che sorregge gli oceani – e la nuvola magica sopra la quale può spostarsi. Se questi due ultimi oggetti sono però noti anche al pubblico occidentale è a causa di un peculiare adattamento a fumetti che spopola nel mondo da quasi quarant’anni: “Dragon Ball” del mangaka Akira Toriyama.

Il protagonista del fumetto è infatti chiamato Son Gokū (traduzione giapponese del nome dello scimmiotto) ed è anch’egli fornito di un bastone e di una nuvola magici. Come il suo illustre archetipo, li impiega entrambi in una personale odissea che non ha però come scopo l’illuminazione dello spirito bensì la ricerca delle Sfere del Drago (le dragon ball, appunto) necessarie per l’evocazione dell’onnipotente drago Shenron e in grado di esaudire i desideri di chi le ha raccolte. Un successo mondiale a cui l’autore arrivò per gradi e con molto impegno.

Nato nel 1955 nella città di Nagoya (capoluogo della prefettura di Aichi nell’isola principale dell’arcipelago giapponese, Honshū), Akira Toriyama aveva sviluppato sin da piccolo una grande passione per il disegno. Una febbre destinata a infrangersi nelle miserabili ugge del mondo degli adulti, dove si era affacciato come ideatore e disegnatore di poster pubblicitari. Dedicatosi presto alla carriera di illustratore freelance, prese a partecipare ai concorsi delle grandi riviste a fumetti nipponiche come la “Weekly Shōnen Jump” del colosso editoriale Shueisha. Sebbene non riuscì a vincerli, attirò l’attenzione dell’editor Kazuhiko Torishima che si dimostrò incuriosito nel vedere come questo giovane autore usasse onomatopee in lingua inglese per vivacizzare i suoi fumetti comici. L’apprendistato di Toriyama sotto Torishima durò il tempo di accumulare ben 500 tavole, rigettate prima di arrivare alle prime pubblicazioni nel 1979. Tra queste “Dr. Slump” è il suo primo successo come serie, ma la storia “Dragon Boy” si dimostra un prototipo degno di nota. In quest’avventura, in cui già appaiono alcuni elementi riconducibili al “Xīyóu Jì”, al giovane Tenton (che nasconde sotto i vestiti delle ali da drago) è assegnato il compito di scortare una principessa fino a un lontano Paese.

Il fumetto non avrà compimento ma fornirà da base a quello che nel 1984 diventerà il suo capolavoro, anche se con alcune importanti modifiche. Innanzitutto la trama diviene una caccia al tesoro, ispirandosi stavolta alle perle del romanzo nipponico “Nansō satomi hakkenden” (“Cronache degli otto cani”). Quindi disegna a Gokū una coda scimmiesca e soprattutto lo dota di un carattere ingenuo e aperto che, assommato alla sua forza e al senso spontaneo di giustizia, lo rese subito un idolo per i lettori. Così un personaggio vecchio di quattro secoli è divenuto, seppur reinterpretato, uno dei manga più influenti e diffusi con 260 milioni di copie vendute nel mondo e innumerevoli adattamenti animati.

Di Camillo Bosco

VOTO:

aspetti positivi

Aspetti negativi

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