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Biennale Arte, giuria esclude Russia e Israele dai premi: “Niente a chi è accusato di crimini contro l’umanità”

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“Niente premi ai Paesi accusati di crimini contro l’umanità” che esporranno alla Biennale Arte 2026

Biennale Arte, giuria esclude Russia e Israele dai premi: “Niente a chi è accusato di crimini contro l’umanità”

“Niente premi ai Paesi accusati di crimini contro l’umanità” che esporranno alla Biennale Arte 2026

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Biennale Arte, giuria esclude Russia e Israele dai premi: “Niente a chi è accusato di crimini contro l’umanità”

“Niente premi ai Paesi accusati di crimini contro l’umanità” che esporranno alla Biennale Arte 2026

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La Biennale Arte 2026 si apre già sotto il segno della tensione politica: la giuria internazionale ha deciso che i Paesi i cui leader sono accusati dalla Corte Penale Internazionale di crimini contro l’umanità non saranno presi in considerazione per i principali premi, escludendo così dalla corsa ai Leoni Russia e Israele. La scelta non incide sulla presenza dei padiglioni nazionali, ma interviene direttamente sul terreno più simbolico della manifestazione, quello del riconoscimento ufficiale.

La posizione è stata resa pubblica il 23 aprile, subito dopo la nomina della giuria internazionale tutta al femminile presieduta da Solange Oliveira Farkas, fondatrice di Videobrasil. Nel documento, la commissione rivendica una responsabilità verso il ruolo storico della Biennale come piattaforma capace di connettere l’arte alle urgenze del suo tempo e indica nella difesa dei diritti umani un principio guida in continuità con la visione curatoriale di Koyo Kouoh.

Il passaggio più netto è quello in cui la giuria afferma che si asterrà dal considerare per i massimi premi quei Paesi i cui leader risultano attualmente accusati dalla Corte Penale Internazionale. È una presa di posizione destinata a far discutere perché riguarda due attori centrali dello scenario internazionale e già da mesi al centro delle polemiche sulla loro presenza a Venezia: la Russia, dopo il mandato di arresto emesso contro Vladimir Putin nel 2023, e Israele, dopo il provvedimento del 2024 nei confronti di Benjamin Netanyahu.

La decisione si inserisce in un contesto già fortemente polarizzato. Nelle scorse settimane artisti e curatori coinvolti nella mostra principale In Minor Keys avevano diffuso lettere e appelli per chiedere misure ancora più radicali, arrivando a domandare l’esclusione di delegazioni ufficiali legate a regimi coinvolti in crimini di guerra, tra cui Israele, Russia e Stati Uniti. Sullo sfondo resta anche la questione dell’assenza di un padiglione palestinese ufficiale, tema che diverse organizzazioni artistiche leggono come un elemento strutturale di squilibrio dentro la geografia politica della Biennale.

La direzione della Biennale, guidata da Pietrangelo Buttafuoco, ha fin qui mantenuto una linea diversa, ribadendo il rifiuto di ogni forma di censura dell’arte e della cultura e difendendo la presenza delle rappresentanze statali riconosciute. Ma la scelta della giuria cambia comunque il quadro: i padiglioni restano, i premi no. E in una manifestazione dove il simbolo conta quasi quanto l’opera, è una frattura che pesa già prima dell’apertura.

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