La noia e il lampo sull’Iran e la libertà
La seconda serata di Sanremo si è conclusa con pochi guizzi e sorprese eccetto che per una: il duetto Drusilla Foer e Pegah Moshir Mour
La noia e il lampo sull’Iran e la libertà
La seconda serata di Sanremo si è conclusa con pochi guizzi e sorprese eccetto che per una: il duetto Drusilla Foer e Pegah Moshir Mour
La noia e il lampo sull’Iran e la libertà
La seconda serata di Sanremo si è conclusa con pochi guizzi e sorprese eccetto che per una: il duetto Drusilla Foer e Pegah Moshir Mour
AUTORE: Fulvio Giuliani
Ho una brutta sensazione e mi autodenuncio: a un certo punto, ieri sera, ho cercato disperatamente Blanco. Un’esagerazione, per carità… diciamo almeno qualcuno che potesse fare/dire qualcosa, scuotere una serata piatta e noiosa. Un paradosso, nulla più, utile a ricordare che non è vietato cercare di salire di qualità, di creare momenti “coraggiosi”, pur senza ricorrere allo spettacolo per lo spettacolo o alla caciara.
Avremmo bisogno di uno, dieci, cento Benigni (che ovviamente non esistono) e di molti meno esaltati da una popolarità effimera e sfuggente. Perché accontentarsi a Sanremo non si può: è lo scotto da pagare a uno show che tracima in ogni dove e non può fare il compitino.
Pena far annoiare, come ieri sera. Con una bella eccezione: il monologo, poi duetto, dedicato alla repressione sanguinaria del regime iraniano. La giovane Pegah Moshir Pour e Drusilla Foer hanno saputo osare e ricordare, in scia alle parole di Roberto Benigni, il valore incommensurabile delle libertà costituzionalmente garantite nel nostro Paese.
A partire da quelle più semplici, orrendamente violentate in un Paese magnifico e prostrato come l’Iran. IL momento della serata.
Il giorno dopo Chiara Ferragni (divertente come oggi si comincino a leggere in giro le riflessioni che provavamo a fare ieri su temi e parole scelti da una donna troppo popolare per non generare diffidenza), la presenza di Francesca Fagnani ha fatto rimpiangere l’assenza della star dei social. Non basta arrivare spinti da una battage assordante e un po’ presuntuoso – la Rai che “lancia“ se stessa nelle mille fiction e anche nel suo programma – per lasciare un segno. Il monologo sui detenuti nel carcere minorile napoletano di Nisida è apprezzabile di default, animato dalle migliori intenzioni, ma non ha emozionato, non ha trasmesso un decimo delle emozioni dell’amatissima serie “Mare Fuori“.
Nota di merito a Fedez, che non abbiamo mai mancato di criticare quando ha straparlato o strariso: ha saputo premettere proprio questi errori (gravi), prima di lanciarsi in una dura critica al viceministro Galeazzo Bignami travestito da nazista. Soprattutto ci ha messo la faccia, assumendosi pubblicamente la responsabilità di quanto rappato e strappato sollevando da eventuali problemi “politici” Amadeus e soci.
Che si senta l’esigenza di farlo, peraltro, ci lascia perplessi di suo (chi può aver paura di Fedez?!), ma il Sanremo-arena politica non è certo un’invenzione del 2023 o degli attacchi salviniani di ieri.
di Fulvio Giuliani
La Ragione è anche su WhatsApp. Entra nel nostro canale per non perderti nulla!
Leggi anche
Tutto quello che sappiamo su “The Boys of Dungeon Lane”, il nuovo album di Paul McCartney
26 Marzo 2026
Con “The Boys of Dungeon Lane”, il suo diciottesimo album solista in uscita il 29 maggio, Paul McC…
Flea sceglie il jazz per raccontare la parte più profonda di sé: “Honora” è più di un side project
26 Marzo 2026
Flea pubblica domani “Honora”, il suo primo album solista. Un viaggio nel suo passato e ai suoi pr…
Hannah Montana vent’anni dopo: non fan service, ma memoria condivisa
26 Marzo 2026
Vent’anni dopo il debutto su Disney Channel, “Hannah Montana 20th Anniversary” non è soltanto l’en…
Giorgia omaggia Gino Paoli cantando “Il cielo in una stanza”
26 Marzo 2026
Durante il concerto al Forum, Giorgia ha voluto rendere omaggio a Gino Paoli, scomparso a 91 anni…
Iscriviti alla newsletter de
La Ragione
Il meglio della settimana, scelto dalla redazione: articoli, video e podcast per rimanere sempre informato.