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Il dilettantismo che uccide la politica

Che nostalgia dei professionisti. Sì, anche soprattutto dei così tanto vituperati per una lunga e disgraziata stagione dei professionisti della politica

Che nostalgia dei professionisti. Sì, anche soprattutto dei così tanto vituperati per una lunga e disgraziata stagione dei professionisti della politica.
Ci siamo raccontati la balla che chiunque, sia pur privo di una qualsiasi formazione e preparazione all’esercizio del potere rappresentativo, potesse coprire le più alte cariche istituzionali.

Abbiamo disprezzato qualsiasi forma di competenza e realismo che potesse essere ammantata di un’idea di “establishment“. Parola e concetto tramutati con supremo disprezzo dei destini delle liberal democrazie in una parolaccia.

Poi ci siamo trovati con Trump e la sua amministrazione composta in buona misura proprio da campioni di questa idea di politica. È quasi superfluo fare l’elenco dei recenti casi sospesi fra l’inquietante e il surreale e l’approccio dilettantistico, sprezzante di ogni regola di equilibrio fra poteri e del rispetto istituzionale è figlio legittimo di queste idee dissennate.

Si alza la voce sempre più, si cerca lo shock per lo shock. Quando non si raggiunge un obiettivo perché semplicemente irrealizzabile, se ne pone subito un altro ancora più irrazionale con il solo scopo di far dimenticare la sfida di quarantott’ore prima. Tutto questo è solo cronaca delle ultime settimane.

Non abbiamo fatto neppure in tempo a sentire da Trump del “giorno della liberazione dell’America” – cioè oggi 2 aprile con il varo dei dazi – che siamo passati alla serena e compiaciuta ammissione di voler cercare di aggirare la Costituzione (il che equivale a disprezzarla e violarla) per raggiungere un terzo mandato presidenziale. Ne parla a neppure tre mesi dall’insediamento, ignorando ostentamente le potenziali, devastanti conseguenze di dichiarazioni del genere.

Allora sì, provo nostalgia per i professionisti anche quelli più grigi e all’apparenza noiosi. Quelli cresciuti e allevati alla consapevolezza dei limiti invalicabili, che sono cinture di sicurezza del vivere in comunità. Una volta slacciate, può succedere di tutto e vale tutto. In fin dei conti, chi odia l’establishment, la gestione del potere che ha reso ricco l’Occidente dal 1945 a oggi – pur con tutte le dolorose contraddizioni che ben conosciamo e con cui lottiamo – propone in alternativa sistemi eminentemente oligarchici.

Basati sulla fedeltà assoluta e acritica al capo-sovrano (lui sì, spesso vecchio e consumato professionista della politica) che ricambierà con favori da distribuire a catena a vassalli, valvassori e valvassini elevati al potere senza uno straccio di competenza e indipendenza critica. Peccato che le oligarchie oggi siano i sistemi di potere propri delle dittature e che l’intera storia delle democrazie liberali sia la loro negazione.

Tutto ciò andrebbe spiegato a un pubblico che si è abituato ai caps lock e almeno in parte comincia a credere veramente che il mondo si riduca a quattro parole urlate e alle soluzioni miracolistiche.
Benvenuti alla fiera dei dilettanti, dilettanti molto pericolosi.

di Fulvio Giuliani


Fulvio Giuliani

Direttore quotidiano La Ragione. Giornalista, conduttore radiofonico e televisivo, moderatore e presentatore.

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