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“Temptation Island”, l’isola della tv trash che piace

Temptation Island è la tv trash di cui siamo tornati ad aver bisogno.

Quando una trasmissione televisiva supera il 27% di share e i 3 milioni e mezzo di telespettatori, piaccia o no vale la pena parlarne. È il caso di “Temptation Island”, ormai diventato un grande classico dell’estate televisiva, nonostante in molti storcano il naso. E in effetti già il formatcoppie che si dividono per mettere alla prova la loro relazione con tentatori e tentatrici – ha in sé gli ingredienti per essere bollato come emblema della tv trash ma è anche una ricetta perfetta per l’estate del piccolo schermo.

Tanto più in periodi in cui il clima non è proprio di quelli più leggeri. Lo share dimostra che è stato assai gradito l’invito ad assistere alle liti parecchio colorite (e molto spesso in un italiano non proprio da ricordare) di coppie mal assortite che mettono in piazza qualsiasi dettaglio della loro vita privata. È l’Italia che amò il “Grande Fratello” e che sotto l’ombrellone si è stancata di discutere di Green Pass e di vaccini.

Non sarà la massima espressione culturale ma funziona, e in tv conta che funzioni. Anche se ­– come è successo nell’ultima puntata di “Temptation Island” – si arriva a spettacoli indecorosi e c’è anche la fidanzata tradita che rifila uno schiaffo al compagno. Nessuno si indigna, nessuno protesta, tutto fa brodo e soprattutto fa share. Con buona pace di tanti talk-show che si accontentano di briciole di ascolti e anche di quanti a ragione invocano una televisione che sia anche di formazione. Ma è estate, veniamo da un anno e mezzo di pandemia e bollettini di morte, concediamoci il lusso di sorridere davanti a un po’ di sana tv trash.

Di Mary Gelmi

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