Harley Davidson: dalla bicicletta alla motocicletta
| Società
Grazie a una brillante idea di William Sylvester Harley e al prezioso aiuto dei fratelli Arthur e Walter Davidson nasce la leggendaria Harley Davidson. Non senza difficoltà

Harley Davidson: dalla bicicletta alla motocicletta
Grazie a una brillante idea di William Sylvester Harley e al prezioso aiuto dei fratelli Arthur e Walter Davidson nasce la leggendaria Harley Davidson. Non senza difficoltà
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Harley Davidson: dalla bicicletta alla motocicletta
Grazie a una brillante idea di William Sylvester Harley e al prezioso aiuto dei fratelli Arthur e Walter Davidson nasce la leggendaria Harley Davidson. Non senza difficoltà
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Agli inizi del ventesimo secolo Milwaukee è uno dei principali approdi per gli immigrati europei che arrivano in America in cerca di fortuna. Fra questi un inglese, l’ingegner Harley, il quale ha un figlio che si chiama William Sylvester e che a soli 15 anni trova lavoro alla Meiselbach, una fabbrica di biciclette. Dato che è un tipo sveglio, ha un’idea fulminante: costruire un prototipo di bicicletta a motore. Ci lavora nel garage di un suo amico, Arthur Davidson, figlio di immigrati scozzesi, che scommette sull’idea di William e gli offre il suo supporto. Quando il prototipo vede la luce il risultato è però disastroso. La bici a motore perde costantemente olio e in più il telaio non regge le vibrazioni.
I due stanno per mollare quando entra in scena il fratello maggiore di Davidson, Walter, che li aiuta a perfezionare una meccanica in grado di supportare la potenza del motore. Ci lavorano per due anni e il 28 agosto 1903 lanciano il primo modello di quella che diverrà la moto per eccellenza: la Harley Davidson. Demoliscono il vecchio garage in Chestnut Street per farne una vera e propria fabbrica e da lì in poi il marchio inizia a crescere. La Harley diviene il primo fornitore della polizia e poi, con la Prima guerra mondiale e la necessità di un gran numero di veicoli per le operazioni militari, arriva la svolta. L’azienda diviene il più grande produttore al mondo e la sua creatura uno status symbol. James Dean la cavalca ne “Il selvaggio” ed Elvis la usa per sfrecciare lungo le strade di Los Angeles, mentre il capolavoro cinematografico della controcultura americana “Easy Rider” ne fa uno degli elementi principali del viaggio al centro della pellicola, conquistando l’immaginario collettivo. All’inizio degli anni Settanta arriva però la concorrenza dei giapponesi, che immettono i propri modelli sul mercato americano accaparrandosene cospicue fette. La Harley Davidson va sull’orlo della bancarotta e gli eredi cedono la società alla American Machine and Foundry (Amf). Il sogno sembra finito, anche perché la nuova proprietà commette un errore dopo l’altro e il brand perde costantemente fascino. Le uniche soddisfazioni vengono dallo sport, dato che dal 1974 al 1976 – guidata in pista dall’italiano Walter Villa – la Harley vince tre titoli mondiali.
Come in tutte le favole che si rispettino, anche in questa arriva il lieto fine. Nel 1981 un gruppo di investitori guidati da Willie G. Davidson, nipote di uno dei fondatori, acquisisce la società e la corsa ricomincia. Da lì in poi la casa di Milwaukee riconquista il mercato e ristabilisce il suo ruolo di leader, abbracciando anche l’innovazione dato che nel 2014 lancia il primo prototipo di moto interamente elettrica. Oggi la Harley Davidson vanta il più grande club di motociclisti al mondo, una sorta di famiglia con milioni di membri. Alla fine, quella bicicletta a motore nata in un garage nel Wisconsin è diventata grande. Forse più grande del sogno stesso di chi l’aveva creata.
di Stefano Faina e Silvio Napolitano
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Tag: Evidenza, motociclismo
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