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Varese, la lenta giustizia che crea insicurezza

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Ciò che è accaduto a Varese, dove un uomo ha cercato di sfregiare l’ex moglie e ucciso il suocero, ci riguarda tutti

Varese giustizia

Varese, la lenta giustizia che crea insicurezza

Ciò che è accaduto a Varese, dove un uomo ha cercato di sfregiare l’ex moglie e ucciso il suocero, ci riguarda tutti

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Varese, la lenta giustizia che crea insicurezza

Ciò che è accaduto a Varese, dove un uomo ha cercato di sfregiare l’ex moglie e ucciso il suocero, ci riguarda tutti

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Lo stupore arriva sempre quando ci sono i fatti di cronaca. L’ultimo, a Varese, dove un uomo ha cercato di sfregiare l’ex moglie e ha ucciso il suocero che era intervenuto per difenderla. L’assassino aveva un divieto di avvicinamento all’ex e non poteva più incontrare il figlio. Eppure si è presentato nello studio del suocero, dove lei lavora. Non è la prima volta e non sarà purtroppo l’ultima che fatti del genere accadono. Con un dettaglio in più: l’uomo, un avvocato, da due anni era in attesa di essere processato proprio per i maltrattamenti alla madre di suo figlio.

E qui, come al solito, si torna al punto. Due anni di vuoto. Che in reati come lo stalking, gli atti persecutori, i maltrattamenti, sono un’infinità per le vittime. Ma sono un’infinità in generale. Perché qui c’è poco da girarci intorno: se il reato non c’è, punto e a capo. Se c’è, andrebbe accertato il prima possibile. A tutela di tutti. Anche perché diversamente non ci sono molte altre misure da poter mettere in campo. Certo, ci sarebbe il braccialetto elettronico, solo che non ce ne sono a sufficienza e non sempre funzionano come dovrebbero. Mesi fa un uomo che il braccialetto lo aveva era riuscito comunque a entrare in casa dell’ex e il dispositivo aveva suonato solo una volta che lui si trovava ormai all’interno dell’appartamento.

D’altro canto garantire tempi rapidi per i processi è una questione che nel nostro Paese ritorna sempre d’attualità e i passi avanti che si fanno sono ancora troppo lenti. Questa volta, l’ennesima, c’è scappato il morto. Morto per aver cercato di difendere sua figlia da un uomo che a quella figlia non si sarebbe dovuto avvicinare. La realtà è che il quadro normativo attuale, per questo tipo di condotte, non va molto oltre l’ammonimento del questore e il divieto di avvicinamento. È diverso se c’è una condanna, ma appunto qui si era ancora in attesa di processo.

Chiaro che il rischio di avere conseguenze penalmente rilevanti, per chi ha un divieto di avvicinamento, dovrebbe funzionare da deterrente. Dovrebbe. Purtroppo talvolta non è così. In questo caso l’uomo, dopo aver aggredito l’ex e il suocero, ha anche deriso la suocera chiedendole come stesse il marito. Difficile pensare che si tratti di una persona che ragiona secondo meccanismi che potremmo definire ‘normali’. Anche su questo, sui profili psicologici e sulla pericolosità di persone che hanno già messo in atto comportamenti violenti, sarebbe forse importante venissero fatte valutazioni tempestive. Certo, nulla può davvero rappresentare una garanzia al 100% ma sicuramente si può fare di più.

di Annalisa Grandi

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