Fukuyama, Trump e lo Stato come estensione dei propri interessi
La visione del politologo Francis Fukuyama sul “nuovo regime” imposto da Trump, il patrimonialismo. Un sistema, cioè, in cui il governo è considerato un’estensione della famiglia e della casa del “sovrano”

Fukuyama, Trump e lo Stato come estensione dei propri interessi
La visione del politologo Francis Fukuyama sul “nuovo regime” imposto da Trump, il patrimonialismo. Un sistema, cioè, in cui il governo è considerato un’estensione della famiglia e della casa del “sovrano”
Fukuyama, Trump e lo Stato come estensione dei propri interessi
La visione del politologo Francis Fukuyama sul “nuovo regime” imposto da Trump, il patrimonialismo. Un sistema, cioè, in cui il governo è considerato un’estensione della famiglia e della casa del “sovrano”
Nel 1945 lo storico della scienza Alexandre Koyré pubblicò un brevissimo saggio, intitolato “La quinta colonna”, sul tradimento delle democrazie da parte di forze interne alla società stessa. In particolare oligarchie con istinti totalitari. Era questo, in altre parole, il fascismo italiano o spagnolo. Il pamphlet, ripubblicato ora da Meltemi, sembra descrivere in modo analitico l’ascesa di Donald Trump ed Elon Musk. Tuttavia, secondo Francis Fukuyama, uno dei più importanti scienziati politici contemporanei, per comprendere il «regime change in corso» è necessario ricorrere a un altro studioso del tempo, Max Weber. E soprattutto a un suo libro del 1921, “Economy and Society: An Outline of Interpretive Sociology”.
Secondo l’autore de “La fine della storia e l’ultimo uomo”, quella di Trump è una forma contemporanea di patrimonialismo. Termine utilizzato dal sociologo tedesco «per descrivere praticamente ogni regime premoderno». In un sistema del genere, spiega Fukuyama, «il governo era considerato un’estensione della famiglia e della casa del sovrano» e dunque si andava a perdere qualsiasi «distinzione tra pubblico e privato. Tutto, in teoria, apparteneva al sovrano. Che poteva regalare una provincia con tutti i suoi abitanti a un figlio o a una figlia come regalo di nozze».
Il fenomeno diventa ancora più problematico se si accetta uno dei punti cardine della teoria politica di Fukuyama. Sviluppata in particolare in “The Origins of Political Order” (2012) e “Political Order and Political Decay”(2014). In questi studi sull’origine e sull’evoluzione dei regimi si sottolinea «la grande difficoltà di creare uno Stato moderno impersonale». In cui cioè la relazione con il sovrano non fosse di tipo personale. Ed è proprio questa difficoltà che, in questa fase della storia americana, sembra rafforzarsi: «Il problema della modernità dello Stato è la sua instabilità. Gli esseri umani sono per natura creature sociali, ma la loro socievolezza assume la forma, in primo luogo, di favoritismo verso amici e familiari. Ciò porta al fenomeno della “ripatrimonializzazione”, una lunga parola che indica il ritiro di uno Stato moderno impersonale nel patrimonialismo».
Ed è questo, secondo Fukuyama, che sta accadendo con Trump (esattamente come avvenuto in passato durante, per esempio, l’Ancien Régime). «Ciò che è notevole dell’amministrazione Trump è il grado in cui è aperta sulla propria corruzione». Il modo in cui la nuova oligarchia si è mostrata favorevole a questa rimodulazione dei rapporti di forza tra politica e privati è allarmante proprio per questo motivo. «L’amministrazione ha licenziato gli ispettori generali il cui compito è monitorare e fermare la corruzione. Si è rifiutata di far rispettare il Foreign Corrupt Practices Act. Ha preso decisioni favorevoli agli interessi commerciali del collega criminale Elon Musk. I titani della tecnologia come Mark Zuckerberg e Jeff Bezos si sono presentati all’insediamento di Trump portando centinaia di milioni di dollari in regali. Nella speranza che il re li favorisse».
In altre parole, si sta legittimando «un flusso di supplicanti che chiederanno esenzioni; e queste saranno facilitate da pagamenti personali collaterali». La corruzione economica, dunque, come conseguenza della corruzione del sistema politico: «I nemici della democrazia liberale – conclude Fukuyama – oggi non si schierano per la maggior parte contro di essa con argomenti ideologici, come un tempo facevano i marxisti. Piuttosto, vedono le istituzioni legali come ostacoli all’arricchimento personale e le attaccano per interesse». Ed è proprio questa deriva primitivista il mostro che anche l’Europa, nei prossimi anni, dovrà affrontare.
Di Riccardo Canaletti
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