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Sanità: Usb, ‘militarizzare i pronto soccorso non risolve carenza personale’

Gennaio 24, 2023

Roma, 24 gen. (Adnkronos Salute) – “La perdita della funzione sociale delle professioni sanitarie, conseguente ai continui tagli e all’impossibilità di garantire le cure, è la causa profonda dei numerosi casi di aggressione e violenza che si consumano quotidianamente nelle strutture sanitarie. La soluzione, però, non può essere solo l’aumento della presenza di polizia nei pronto soccorso, ipotesi ventilata da settimane e in fase di attuazione a partire da alcune regioni, anche perché sarebbe impossibile estendere questa presenza a tutti reparti e luoghi di cura”. Così l’Ubs, Unione sindacale di base del pubblico impiego, interviene con una nota sul fenomeno preoccupante delle aggressioni ai danni degli operatori sanitari, ma anche sulla carenza del personale negli ospedali. “Militarizzare i nostri pronto soccorso non risolve il problema dei tagli al personale – si legge – Semmai servono risorse vere, massicce assunzioni, aumento dell’offerta sanitaria pubblica, salari adeguati al carico e alle responsabilità richieste al personale sanitario”.

“Il numero, impressionante e crescente, di aggressioni al personale sanitario, che l’Inail certifica in circa 2.500 l’anno (e si parla solo di quanto emerge attraverso le denunce di infortunio) – denuncia l’Ubs – è un fenomeno che sta diventando strutturale al pari degli impietosi tagli e della insostenibile carenza di personale che si continua a perpetuare da oltre 20 anni. E’ ormai evidente, a tutti coloro che si rivolgono alla sanità pubblica, l’impossibilità di vedersi garantire cure e assistenza dignitose mentre le liste d’attesa continuano ad allungarsi e cresce a dismisura la spesa privata a carico dei cittadini”.

Secondo i rappresentanti dell’Ubs, “supera i 100mila il numero di infermieri necessari a coprire le sole necessità esistenti e riportarci in linea con i principali Paesi europei, mentre i corsi di laurea vanno deserti a causa della completa perdita di attrattività della professione, sempre più svilita sia dal punto di vista economico che sociale”. Per questi motivi, conclude la sigla, “serve che la politica metta al centro delle proprie scelte la salute dei cittadini. Solo così si può mettere fine al circolo vizioso che continua a replicare cure sempre più scadenti ai cittadini lasciando il personale sanitario in balia degli eventi”.

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