Aggressori
Per comprendere il quadro dei rinnovati bombardamenti in Iran occorre chiedersi chi siano gli aggressori e chi gli aggrediti
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Per comprendere il quadro dei rinnovati bombardamenti in Iran occorre chiedersi chi siano gli aggressori e chi gli aggrediti
Aggressori
Per comprendere il quadro dei rinnovati bombardamenti in Iran occorre chiedersi chi siano gli aggressori e chi gli aggrediti
Per comprendere il quadro dei rinnovati bombardamenti in Iran occorre chiedersi chi siano gli aggressori e chi gli aggrediti. Taluni sperano d’avere trovato la chiave per rendere spendibile il loro parteggiare per Putin, così argomentando: s’è sostenuto che vanno difesi gli aggrediti, assumendo siano gli ucraini, adesso dovreste difendere gli iraniani. No, perché gli aggressori sono proprio gli iraniani della teocrazia liberticida e finanziatrice del terrorismo. Questo è il punto: quando si conclude la guerra e in che consiste la vittoria contro quel genere di aggressori?
La teocrazia ribaltò la posizione storica persiana e fin dall’inizio proclamò la necessità di cancellare Israele dalla carta geografica. Già l’hanno cancellato dal loro vocabolario, usando solo “entità sionista”. Al proclama seguirono i fatti, finanziando il terrorismo che ha reso il popolo palestinese ostaggio della infinita guerra contro Israele. Da anni questa potenza aggressiva corre verso l’arma nucleare. Fermarli è un bene. Ma dopo?
In occasione dei precedenti bombardamenti Trump affermò di avere cancellato gli impianti nucleari, ma non era vero. Israele fu più prudente, sapendo di avere solo cancellato qualche mese di lavoro. Qual è l’obiettivo odierno? Uno scenario venezuelano non è possibile, non solo perché in Iran non ci sono solo un ceto corrotto complice e un popolo oppresso, ma anche una lunga storia, catene di potere più lunghe e solide e una parte consistente del popolo dalla parte della teocrazia. Non è possibile non solo per questo, ma perché un accordo con un pezzo di classe dirigente pronta a seppellire i morti significherebbe soltanto avere riportato indietro il calendario: riprenderebbero a fare quel che stavano facendo. Un cambio di regime (che non c’è stato in Venezuela) non si fa solo con le bombe, ma costruendo altri comandi e nuovo consenso. Mentre l’impressione è che degli iraniani che lottano per la libertà interessi poco a tutti.
Intanto si dimostra quanto sia stata sopravvalutata la retorica del “nuovo ordine globale”, proclamata da Mosca e retta da Pechino. Hanno perso la Siria, poi il Venezuela e ora, per l’Iran, non riescono a fare altro che grotteschi appelli al diritto internazionale. Da che pulpito. La gnagnera del Brics non è meno infondata, posto che alcuni suoi membri si stanno sparando fra di loro. Questa roba viveva solo nella testa di analisti occidentali bisognosi d’essere analizzati. Ma si faccia molta attenzione agli esiti dell’operazione in Iran: se i turbanti resteranno in piedi saranno loro i vincitori e l’errore darà nuova forza al delirio del nuovo ordine. Con il quale Trump collabora distruggendo quello fondato sul diritto e sul multilateralismo.
Noi europei non abbiamo mai cercato di essere una potenza militare. Solo ora ci si è resi conto che si deve esserlo. Ma, ancora una volta, è sbagliata la retorica dell’europeo inerte e ininfluente: Francia, Germania e Regno Unito sono pronti all’uso delle armi. Due potenze atomiche e la più potente macchina produttiva, capaci di interagire e agire, anche scambiando informazioni. È l’Italia a essere spiazzata.
Trovo assurda e a tratti ripugnante la retorica della potenza a chiacchiere e sono certo che chiunque dica di avere riportato l’Italia al centro della politica internazionale non conosce la storia e neanche il ridicolo. Come chi dice il contrario per spirito di parte. Il problema non è quello dell’inesistente ponte sull’Atlantico, ma dell’isolamento in Ue.
Qui s’inserisce la sfortunata trasferta del ministro Crosetto, che ha svolto un ruolo importante e che tiene con coraggio il fronte ucraino (non gradì alcuni nostri rilievi, che ritenemmo giusto fare). Uno dei migliori. Può darsi fosse una questione familiare, anche se sarebbe preferibile immaginare un qualche contatto da curare (magari con riferimento all’Iran). Ma la faccia allibita del ministro degli Esteri e le troppe cose che sono state dette raccontano di un governo che fatica a governare sé stesso. E chi se ne frega del costo del biglietto.
Di Davide Giacalone
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