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Chi condannerà i criminali di guerra in Ucraina?

Serve fare chiarezza in merito alle parole di Zelensky che, secondo alcuni, avrebbe chiesto la creazione di un nuovo tribunale speciale per i criminali di guerra.

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Merita attenzione, ma anche qualche precisazione, la notizia riportata dalle agenzie internazionali sulla proposta formulata dal presidente Zelensky alla Conferenza sulla accountability (responsabilità) per l’Ucraina promossa dalla Corte penale internazionale. I titoli hanno molto semplificato: «Serve un tribunale speciale sui crimini di guerra russi», «Le istituzioni esistenti non sono in grado di garantire giustizia». Insomma, sembrerebbe quasi un disconoscimento della stessa Corte dell’Aja, che invece è stata parte attiva nell’accertamento dei crimini di guerra commessi in Ucraina dal 24 febbraio.

Il testo letterale dell’intervento di Zelensky dice tutt’altra cosa: la richiesta di istituire un tribunale speciale è con riferimento al «crimine primario e iniziale dell’“aggressione” armata». La questione è ben nota. Ci sono diversi caveat che al momento non consentono alla Corte dell’Aja di procedere in Ucraina per il solo fatto dell’aggressione, il crimine contro la pace in assoluto, ovvero l’attacco illegittimo alla sovranità di uno Stato, condotto cioè al di fuori delle previsioni della Carta delle Nazioni Unite e della self-defence prevista dal diritto consuetudinario internazionale.

Per semplificare, Russia e Ucraina non hanno ancora ratificato né lo Statuto della Corte né lo specifico emendamento che ha esteso la sua giurisdizione sull’aggressione. L’Ucraina ha sì depositato una “dichiarazione di accettazione” della giurisdizione della Corte, limitatamente però ai crimini di guerra, contro l’umanità e il genocidio, non anche per l’aggressione. Per procedere occorrerebbe perciò una deliberazione del Consiglio di sicurezza, impensabile visti i poteri di veto di Russia e Cina. L’altra preoccupazione per i giuristi di Zelensky è per la incerta previsione dell’articolo 27 dello Statuto, sulla «irrilevanza della qualifica ufficiale» che non esclude le responsabilità di funzionari e militari a tutti i livelli, inclusi capi di Stati e di governo: in realtà si tratterebbe di un principio ancora non sufficientemente consolidato nella giurisprudenza internazionale e contrasterebbe con altre disposizioni convenzionali che al contrario tutelerebbero ancora le cosiddette immunità.

La proposta di Zelensky ha dunque un fondamento giuridico, ma in questo momento storico sarebbe un danno esiziale al percorso della giustizia penale internazionale pensare a un ennesimo tribunale nato sull’emergenza. Va dunque affermata l’assoluta necessità di ricondurre ogni iniziativa nel “sistema della Corte”, realizzabile comunque con accordi sulla giurisdizione, intanto almeno tra Stati garanti – per esempio i Paesi membri dell’Unione europea – e la stessa Ucraina. Inoltre, un’osservazione realistica va fatta rispetto alla effettività della giurisdizione della Corte penale dell’Aja: al di là di un tribunale speciale per l’aggressione, basterebbe anche l’accertamento delle sole responsabilità sui crimini di guerra, contro l’umanità e il genocidio per affermare l’effettività della giustizia in Ucraina, se effettivamente fossero portati a processo i responsabili. E si tratterebbe di farlo davanti a una Corte che, pur con il suo working in progress, in ogni caso ha già un carattere universale perché riconosciuta comunque da 123 Stati. È questo l’obiettivo da perseguire, per il momento. Ci sarà poi tempo, se le condizioni lo permetteranno, per processare Putin e la sua nomenclatura anche per aggressione.

Maurizio Delli Santi

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