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Starmer e Macron

Colpo riuscito

In Gran Bretagna e in Francia gli elettori si sono affidati a figure rassicuranti, rigettando le avventure. Questa sì che è una bella lezione

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In Gran Bretagna e in Francia gli elettori si sono affidati a figure rassicuranti, rigettando le avventure. Questa sì che è una bella lezione

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In Gran Bretagna e in Francia gli elettori si sono affidati a figure rassicuranti, rigettando le avventure. Questa sì che è una bella lezione

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In Gran Bretagna e in Francia gli elettori si sono affidati a figure rassicuranti, rigettando le avventure. Questa sì che è una bella lezione

Chi non lo ama – e in particolare chi non ama i ‘centristi’ di qualunque foggia e nazionalità – insiste nel dire che Emmanuel Macron è il vero sconfitto delle elezioni francesi. E a riprova sottolinea il forte livello di ingovernabilità scaturito dalle urne. Ulteriore conferma? I tempi che si profilano lunghi e complessi per allestire un governo che comunque potrebbe essere solamente di coalizione.

Chi al contrario non idolatra il presidente francese ma cerca di trovare motivazioni politiche alle sue scelte, potrebbe tranquillamente fare spallucce e replicare: governo di coalizione? E dov’è lo scandalo? Non funziona forse così in gran parte dell’Europa? A meno che una singola forza politica non raccolga il 51% o più dei voti: scenari poco compatibili con regimi democratici. I tempi lunghi? Ma perché, la Merkel ci mise mesi e non giorni per formare un esecutivo, ricordate? Per non parlare dell’Italia, Paese clou delle lungaggini e degli arabeschi. Tuttavia, sorprendentemente, buona parte dei media italiani sparge lenzuolate di lai e lamentazioni riguardo ai guai dei cugini d’Oltralpe e alla spocchia del suo Conducator. Come se dalle nostre parti ne fossimo privi. Lasciamo perdere. È innegabile che Macron, sciogliendo l’Assemblea nazionale dopo la valanga di voti presi alle elezioni europee dal Rassemblement National di Marine Le Pen, abbia compiuto un vero e proprio azzardo. Poteva ritorcerglisi contro, confermando la forza della destra erede di Vichy al punto da mettere una decisa ipoteca sull’Eliseo prossimo venturo e scompaginare gli equilibri non solo francesi bensì dell’intera Ue. Così non è stato. L’obiettivo primario – bloccare le ambizioni della Le Pen – è stato raggiunto alla grande e Rn è arrivato terzo anziché primo. Basta guardare alle reazioni di Mosca per comprendere quanto quel risultato sia significativo. I macroniani sono arrivati secondi ma a ben vedere il loro è il primo gruppo all’Assemblea, visto che Mélenchon nel cartello di sinistra conta numericamente meno parlamentari del presidente. Quanto all’alleanza frontista, è un patchwork dove dentro c’è di tutto all’insegna di un antifascismo tanto urlato quanto incapace di amalgama: che razza di vittoria è questa? Il leader di France Insoumise abbaia alla luna chiedendo di fare il capo del governo: lui per primo ne è consapevole e non a caso nessuno dei suoi ‘alleati’ è disposto a seguirlo.

Al dunque. Sui tempi si è già detto ed è singolare che tanti commentatori ne facciano un problema quando si è votato appena domenica scorsa: calma e gesso, dai. E infine. Sarà complicato allestire un esecutivo di coalizione, non c’è dubbio. Ma qualunque bookmaker, se dovesse scommettere un euro, lo farebbe su un esito positivo delle trattative piuttosto che sul contrario.

Forse un possibile abbaglio è arrivato dall’emozione prodotta dal voto nel Regno Unito, dove Starmer si è insediato a Downing Street e il suo governo è entrato in carica in meno di 24 ore: giusto il tempo di una visitina a Buckingham Palace e di una stretta di mano con il suo predecessore Sunak: «Good luck» e tanti saluti a casa. Peccato che i sistemi istituzionali ed elettorali siano diversi mentre la politica estera, pilastro di ogni Paese, non subisce modifiche passando dai conservatori ai laburisti. Il contrario della contesa nell’Hexagone, dove a ventiquattr’ore dell’apertura dei seggi Le Pen si è sentita in dovere di affermare che se avesse prevalso avrebbe ritirato i finanziamenti all’Ucraina. Rispetto a Macron che aveva addirittura ventilato l’invio di truppe, senza dubbio un bel salto. Allora meglio lasciar da parte l’emotività e concentrarsi sui fatti. Il primo e più importante è che se davvero vogliamo paragonare Gran Bretagna e Francia è opportuno dire che in entrambi i casi gli elettori si sono affidati a figure rassicuranti rigettando le avventure. Questa sì che è una bella lezione.

Di Carlo Fusi

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