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Ucraina. Coraggio e incrollabile determinazione

Il sindaco Klitschko ha messo in guardia i cittadini di Kyiv sulla possibilità neanche troppo remota di rimanere senz’acqua calda sino a primavera inoltrata
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Ucraina. Coraggio e incrollabile determinazione

Il sindaco Klitschko ha messo in guardia i cittadini di Kyiv sulla possibilità neanche troppo remota di rimanere senz’acqua calda sino a primavera inoltrata
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Ucraina. Coraggio e incrollabile determinazione

Il sindaco Klitschko ha messo in guardia i cittadini di Kyiv sulla possibilità neanche troppo remota di rimanere senz’acqua calda sino a primavera inoltrata
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Il sindaco Klitschko ha messo in guardia i cittadini di Kyiv sulla possibilità neanche troppo remota di rimanere senz’acqua calda sino a primavera inoltrata

Kyiv – Il 1 dicembre 1991 agli ucraini fu posta una domanda: «Approvi l’atto di dichiarazione d’indipendenza dell’Ucraina?» Con il proprio Sì, il 90,32% degli aventi diritto espresse un sostegno schiacciante alla risoluzione adottata in agosto dal Parlamento con cui scioglieva ogni vincolo nei confronti di un Urss che da lì a una settimana si sarebbe dissolta per sempre. Un popolo coraggioso volgeva senza paura lo sguardo al proprio futuro. Trent’anni dopo quel giorno le immagini giunte dai satelliti lasciavano poco spazio a interpretazioni: l’Ucraina libera e indipendente sarebbe stata presto invasa da chi invece aveva scelto di vivere nell’ossessione del passato.

Durante la mia permanenza ho potuto parlare con alcuni tra coloro che quel giorno di 31 anni fa, con il proprio voto, scelsero il destino di questo Paese. Molti ne conservano ancora gelosamente alcune istantanee. «L’Ucraina non sarà una colonia di Mosca» recitava lo striscione di testa di una delle tante manifestazioni di piazza antecedenti il referendum, di cui una donna mi ha orgogliosamente mostrato una fotografia. «Il mondo deve sapere che il coraggio che abbiamo messo in quella scelta non è mai venuto meno. Anzi è cresciuto, perché oggi siamo consapevoli di aver avuto ragione. Era l’unica strada percorribile, l’unico barlume di speranza per i nostri figli» aggiunge il marito, che durante il periodo sovietico prestava servizio in una centrale nucleare. «I metodi criminali e intimidatori di oggi sono gli stessi di allora e prima di me li hanno subìti mio padre e mio nonno» racconta un ex operaio oggi in pensione.

Il sindaco Klitschko ha messo in guardia i cittadini di Kyiv sulla possibilità neanche troppo remota di rimanere senz’acqua calda sino a primavera inoltrata. Qualora infatti l’intensità dei bombardamenti russi impedisse l’avviamento dei sistemi di riscaldamento per più di 24 ore, a una temperatura esterna (già ora) ben inferiore allo zero i circuiti andrebbero svuotati. «Non importa» dice un anziano sorridendo alla moglie. «Non c’è acqua, non c’è riscaldamento e non c’è corrente. Ma non ci sono nemmeno i russi. E questo conta più d’ogni altra cosa».

Lo scorso 20 novembre ci ha lasciati un grande giornalista italiano, Gianni Bisiach. Nei suoi racconti della strenua resistenza opposta dagli inglesi ai nazisti ritrovo molto del coraggio e della determinazione delle persone che vedo qui. Descrivendo un’Inghilterra sotto le bombe, martoriata dagli incessanti attacchi della Lutwaffe, Bisiach scrisse che sono questi i due elementi determinanti per decretare la vittoria finale. Dopo la pesante sconfitta di Dunkerque, Churchill non escluse una possibile invasione da parte dei nazisti ma non mise mai in dubbio la vittoria finale, ribadendo che nulla avrebbe scalfito la determinazione britannica a combattere, «se necessario per anni, se necessario da soli, contro una mostruosa tirannia mai superata nell’oscuro, deplorevole catalogo del crimine umano». Negli occhi di questa gente – vessata dalla fame, dalle torture e dalle bombe – vedo in Ucraina la stessa incrollabile determinazione e lo stesso coraggio nel difendere sino all’ultimo centimetro di terra la propria libertà e identità.

Di Giorgio Provinciali

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