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resilienza ucraina

Resilienza titanica ucraina

La resilienza dell’Ucraina lascia senza parole. Tutti sono uniti come una sola cosa. Ognuno tiene la posizione come se nulla fosse
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Resilienza titanica ucraina

La resilienza dell’Ucraina lascia senza parole. Tutti sono uniti come una sola cosa. Ognuno tiene la posizione come se nulla fosse
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La resilienza dell’Ucraina lascia senza parole. Tutti sono uniti come una sola cosa. Ognuno tiene la posizione come se nulla fosse
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La resilienza dell’Ucraina lascia senza parole. Tutti sono uniti come una sola cosa. Ognuno tiene la posizione come se nulla fosse

Lviv – Nove trapianti di organi da donatori postumi sono stati eseguiti senza elettricità. In 30 ore gli specialisti hanno trapiantato due cuori, un fegato e sei reni. Poco prima un delicato intervento al cuore, effettuato alla sola luce delle torce, ha permesso di salvare la vita a un bimbo di tre anni. La resilienza di questa gente lascia senza parole. Tutti sono uniti come una sola cosa. Ognuno tiene la posizione come se nulla fosse, dando quasi l’impressione di voler cogliere nelle difficoltà un guanto di sfida per sfoggiare le proprie abilità.

Bar e palestre sono aperti anche di sera. La routine quotidiana procede rischiarata dalle candele e dagli smartphone. Le strade colpite nel durissimo attacco della scorsa settimana erano perfettamente asfaltate già poche ore dopo il disastro. Sgomberate le macerie, subito sono iniziati i lavori di ricostruzione delle facciate dei palazzi. Alcune sono state già ripristinate. Civili e militari incedono spediti tenendo serrati i ranghi verso la vittoria, come una grande testuggine. Non v’è differenza fra gli uni e gli altri.

Tutti i think tank e le testate occidentali hanno definito quello ucraino l’“esercito MacGyver”, per via delle sbalorditive capacità d’adattamento e di problem solving. La 43° Brigata d’artiglieria separata, intitolata a Hetman Taras Tryasyl, opera da giorni sulla linea del fronte nel buio assoluto. Facendo di necessità virtù, è penetrata nelle linee nemiche come una lama calda nel burro. Per colpire la sponda russa di Kherson, i soldati hanno cannoneggiato dalle chiatte su cui hanno portato al largo gli obici. Ogni colpo è andato a segno e l’artiglieria è tornata integra.

 

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In attesa delle dotazioni invernali in standard Nato donate dal Canada, le famiglie sostengono i propri ragazzi inviando al fronte calzari impermeabili per gli scarponi, calzamaglie termiche e persino tute da sci da indossare sotto la mimetica. Sasha, ex snowboarder e giovane imprenditore nel settore dello streetwear, riferisce d’aver ricevuto molte richieste da parte dei parenti di militari. Caldi, confortevoli e resistenti all’acqua, alcuni suoi modelli riprendevano il disegno della mimetica indossata dai soldati. Li ha realizzati unendo l’esperienza maturata sulla neve a quella di designer. Quando ha accettato di modificare alcuni accessori per renderli più ergonomici e in grado di seguire i movimenti effettuati dai soldati, ha compreso d’aver effettivamente convertito la produzione tessile all’ambito militare. Vera, madre di un combattente, mi racconta d’aver acquistato per il figlio una di quelle mimetiche nate per lo snowboard. Molte attività commerciali espongono al proprio interno indumenti o gadget utili in guerra. Persino nelle stazioni di servizio è facile trovare guanti con le nocche rinforzate, passamontagna invernali, strumenti di difesa personale e walkie-talkie.

Sorprendono l’intraprendenza, l’abilità nel risolvere problemi apparentemente insormontabili arrangiandosi praticamente con nulla, l’autoironia e l’inguaribile ottimismo di questa gente. Rispondendo alla domanda di un bambino che gli chiedeva quando l’Ucraina vincerà, Zelensky ha così sintetizzato: «Abbiamo già vinto, ora dobbiamo chiudere il caso».

di Giorgio Provinciali

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