Diario sull’Ucraina
Raid russi in Ucraina su vasta scala, cresce il bilancio delle vittime civili
Diario sull’Ucraina
Raid russi in Ucraina su vasta scala, cresce il bilancio delle vittime civili
Diario sull’Ucraina
Raid russi in Ucraina su vasta scala, cresce il bilancio delle vittime civili
Kherson – Quattro morti e 34 feriti a Dnipro. Nove morti e 26 feriti a Odesa. Sei morti e 62 feriti a Kyiv. Due feriti a Kharkiv. Tutti civili. Questo il bilancio provvisorio (alla consegna di quest’articolo i soccorritori stanno ancora estraendo altri corpi dalle macerie) e incompleto (non tiene conto dei civili presi di mira selettivamente in kill zone come quella da cui scrivo) delle vittime causate tra mercoledì e giovedì mattina in Ucraina dal regime russo e da chi lo sostiene.
In un attacco durato un giorno intero e condotto in due ondate, la Federazione Russa ha infatti lanciato in 24 ore contro l’Ucraina 703 vettori di morte a lunga gittata: 19 balistici e 684 da crociera, fra droni (659) e altri tipi di missili (25). Sguarnite d’intercettori per neutralizzare i primi, le difese aeree ucraine sono riuscite a neutralizzare efficacemente solo quest’ultimi, senza poter fare nulla contro 11 missili balistici russi su 19. Eppure, ancora mercoledì il presidente Zelenskyj aveva implorato i partner dell’Ucraina a fornirle munizionamento per l’antibalistica data la criticità della situazione.
Mentre scrivo, le regioni di Dnipropetrovsk, Kyiv, Zaporizhzhia, Mykolaiv, Odesa, Kharkiv, Sumy e Poltava sono senza elettricità. I servizi postali pubblici e privati sono paralizzati in gran parte del Paese. Modificando lo schema degli attacchi – ora condotti in swarming, h24 – Mosca ha infatti bersagliato a tappeto almeno 26 località dell’Ucraina. Una tempesta di fuoco ininterrotta che prosegue ormai anche in pieno giorno, tanto da vedermi costretto a redigere questo dispaccio in un bunker mentre è in corso un attacco russo su vasta scala contro Kherson, Odesa (dove ha causato almeno altre 3 vittime), Sumy (un morto e un ferito), Zaporizhzhia (2 feriti) e il quartiere più popolato di Kharkiv.
Nella fase apicale dei raid russi, il vicepresidente degli Stati Uniti d’America, James David Vance, ha dichiarato ai giornalisti: «Il mio orgoglio più grande è aver interrotto gli aiuti all’Ucraina». Eloquentemente, ciò spiega perché il presidente Zelenskyj ha incaricato il comandante delle Forze Aeree ucraine di contattare quei partner che in precedenza avevano fatto promesse riguardo ai missili per Patriot, Samp/T e altri sistemi, aspettandosi un rapporto dettagliato sui risultati.
Va ricordato infatti che gran parte del supporto militare all’Ucraina passa attraverso la Prioritized Ukraine Requirements List (Purl), un meccanismo pensato per consentire agli alleati della Nato d’acquistare armamenti dagli Usa per fornirli a Kyiv che tuttavia ha finito per rendere Washington, decisore di tempi e prezzi, gatekeeper sempre più centrale. Un problema che rende ancor più gravi attacchi ininterrotti come quelli descritti, dal momento che l’amministrazione Trump è focalizzata sulla guerra che ha scatenato con Israele in Medio Oriente, impedendo all’Ucraina di difendersi sebbene i suoi partner la sostengano tramite la Purl.
Non è vero che l’Europa non faccia nulla: martedì la Germania ha annunciato che pagherà centinaia di missili Patriot prodotti da Raytheon e lanciatori Iris-T per l’Ucraina, oltre a nuovi investimenti in capacità di strike e droni. Tuttavia è vero che la scala e i tempi delle consegne restano inferiori all’urgenza. Il 12 febbraio scorso Boris Pistorius ha detto che Berlino avrebbe fornito 5 intercettori Pac-3 all’Ucraina, solo se altri Paesi ne avessero messi insieme 30. Il 4 marzo Reuters riferiva che da metà febbraio gli alleati avevano promesso in tutto 37 Pac-3, spiegando tuttavia che i ritardi produttivi nel canale Purl avevano già creato colli di bottiglia e che gli Usa mantengono il diritto di prelazione.
Su queste pagine ho già spiegato come, pur avendo triplicato la produzione di Pac-3, Raytheon non sia materialmente in grado di sfornarne abbastanza da soddisfare le richieste e l’unica alternativa sia il Samp/T, giunto alla piena maturità in versione Ng: tuttavia, Occar ed Eurosam mostrano che tale ultima iterazione è ancora nella fase di messa in servizio per le Forze francesi e italiane e dunque che le promesse di consegne «from 2026» – a oggi disattese – resteranno tali ancora a lungo. Tempo che l’Ucraina non può permettersi, perché di quei preziosi sistemi ne aveva bisogno ieri. Anche Mbda (suoi gli Aster 30 per Samp/T) ha aumentato la produzione ma, sebbene preveda di quintuplicarla, a oggi non riesce a tenere il passo. L’Ucraina dispone inoltre d’appena due sistemi Samp/T: dunque, anche se la sua macchina bellica fosse finalmente integrata nella filiera europea, la coperta sarebbe sempre troppo corta.
Il punto più duro è però politico-strategico: l’Europa nel 2026 s’avvia verso un massimo storico d’importazioni complessive di Lng russo. Nel report Crea pubblicato lunedì sui dati di marzo 2026, l’Ue ne resta il primo compratore mondiale (accaparrandosi il 49% delle esportazioni) oltre a quello di gas via pipeline (il 33%). In quel solo mese l’Ue ha versato a Mosca 1,45 miliardi di euro per fossili, di cui 1,3 sborsati dai 5 principali importatori. Con un balzo del 124% sul mese precedente, Madrid da sola ha acquistato Lng russo per 355 milioni. Già il 2 febbraio scorso Reuters stimava che a gennaio le forniture russe via TurkStream verso l’Europa erano state 1,73 bcm: un dato in aumento del 10,3% anno su anno. L’export russo di Lng verso l’Europa in questo primo trimestre è salito del 17% fino a 4,8 milioni di tonnellate. Solo a marzo circa 1,7 milioni di tonnellate, contro gli 1,33 d’un anno prima.
Quindi, pur avendo approvato un phase-out, l’Europa continua a essere la valvola di sbocco principale del gas russo rimasto commerciabile. Tanto che c’è chi suggerisce di riconsiderare il ban previsto entro la fine del 2027, sostenendo che sostituire circa 20 bcm di Lng russo non sarebbe semplice nell’attuale shock energetico. Neanche estrarre i corpi dalle macerie lo è.
Di Giorgio Provinciali
La Ragione è anche su WhatsApp. Entra nel nostro canale per non perderti nulla!
- Tag: Ucraina
Leggi anche
La gaffe di Pete Hegseth: pensa di citare la Bibbia ma è una scena iconica di Pulp Fiction – IL VIDEO
Virginia, ex vicegovernatore uccide la moglie e si suicida: tragedia davanti ai figli
Trump attacca ancora una volta l’Italia: “Non c’è stata per noi, noi non ci saremo per lei”