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Domande senza risposta, mentre l’Iran scommette sul tempo

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Le domande sono due: quanti saranno i giorni di bombardamenti e, quale forma di potere sopravvivrà in Iran? Di certo non si può continuare all’infinito

Iran

Domande senza risposta, mentre l’Iran scommette sul tempo

Le domande sono due: quanti saranno i giorni di bombardamenti e, quale forma di potere sopravvivrà in Iran? Di certo non si può continuare all’infinito

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Domande senza risposta, mentre l’Iran scommette sul tempo

Le domande sono due: quanti saranno i giorni di bombardamenti e, quale forma di potere sopravvivrà in Iran? Di certo non si può continuare all’infinito

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E poi? Fino a quando?
Sono le due domande a cui da sabato mattina nessuno di noi è in grado di dare una risposta: quanti giorni ancora di bombardamenti e quale forma di potere sopravviverà in Iran.
Muoversi a tentoni è sempre una sgradevole sensazione, diventa inquietante nel pieno di un’offensiva militare di cui è stata appena annunciata la fase più violenta, pur mancando un chiaro obiettivo strategico.

È proprio il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump a fornirci una possibile bussola: nelle prime ore, i riferimenti erano al “coraggioso popolo iraniano”.
Negli ultimi due giorni – sia pur con toni sprezzanti e minacciosi – il capo della Casa Bianca si è rivolto solo al potere della Repubblica islamica. Come se il popolo non fosse più un’opzione spendibile e la rivolta di massa solo un sogno o un azzardo.
In qualche misura l’Iran ha risposto sulla stessa lunghezza d’onda, nominando la nuova guida suprema al posto del defunto Ali Khamenei: il figlio di quest’ultimo Mojtaba. Una scelta in piena continuità, un messaggio chiaro, peraltro più volte esplicitato dal regime nelle ultime ore: “Continueremo a combattere e resistere”.

Tornando alle domande da apertura, ricordiamoci che il fatto tempo non è dalla parte degli Stati Uniti e di Israele, perché – a parte le smargiassate di Trump – non si può bombardare all’infinito, per banali motivazioni logistiche e alla lunga strategiche.

Così l’Iran si accuccia, ridotto militarmente uno straccio, per quanto la sua reazione possa essere dolorosa e rischi di infiammare l’intera area. Scommette tutto sul far passare la tempesta e sui colpi di testa del Presidente degli Stati Uniti. Ieri il popolo, domani magari i nuovi leader, mentre incontrando il cancelliere tedesco Merz ha attaccato duramente la Spagna e addirittura l’alleato per eccellenza inglese, per il poco appoggio alla sua idea di guerra.


Molto potrà ancora accadere e le sorprese sono possibili, perché un vecchio adagio recita che una guerra si sa sempre come cominciarla e quasi mai come finirla. Eppure il panorama da due giorni a questa parte è virato sull’indistinto e sull’incredibile colonna sonora della Macarena, scelta come colonna sonora per il video “celebrativo” dell’operazione dalla Casa Bianca.

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