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Joe Biden, leader coraggio

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Con il suo arrivo ieri in Israele, il presidente americano Joe Biden ha portato a casa il massimo, conservando sangue freddo e razionalità

Joe Biden, leader coraggio

Con il suo arrivo ieri in Israele, il presidente americano Joe Biden ha portato a casa il massimo, conservando sangue freddo e razionalità
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Joe Biden, leader coraggio

Con il suo arrivo ieri in Israele, il presidente americano Joe Biden ha portato a casa il massimo, conservando sangue freddo e razionalità
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Difficile parlare di missione compiuta, ma in una giornata partita sotto i peggiori auspici – sull’onda di quella tragedia assurda e forse troppo grande anche per essere descritta – il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha portato a casa il massimo. Nelle condizioni in cui si è trovato a lavorare faccia a faccia con il premier israeliano e il governo dello Stato ebraico, ha conservato il sangue freddo e la razionalità necessari, pur facendo sentire tutto il peso della presenza americana al fianco dell’alleato ferito. Ha ribadito con forza e credibilità l’appoggio totale e indiscutibile degli Stati Uniti d’America a Israele e ammonito in modo chiaro e adeguatamente minaccioso i nemici storici di Gerusalemme a non pensare di approfittare della guerra scatenata dai terroristi di Hamas. “Israele è troppo potente”, ha detto, il che è equivalso a dire: “Gli Usa sono troppo potenti”. Al contempo, ha ottenuto lo sblocco di una prima tranche di aiuti umanitari degni di questo nome da far arrivare ai civili della Striscia di Gaza per il tramite dell’Egitto. Una doppia vittoria, questa, a ben vedere. Perché al successo umanitario si somma quello diplomatico, riportando in qualche misura in partita l’Egitto di Al Sisi. Appena 24 ore prima, ricordiamolo, Joe Biden aveva dovuto incassare il doloroso “No” al vertice in Giordania, al quale avrebbe dovuto partecipare anche il leader palestinese Abu Mazen. Uno schiaffo per la diplomazia americana, sull’onda dell’insostenibile tragedia dell’ospedale di Gaza City. Il presidente degli Stati Uniti ha rischiato confermando la missione e ha saputo giocare le sue carte, ponendo le basi almeno per riprendere la ricerca di uno spiraglio diplomatico. Fondamentali anche le parole franche e decise rivolte al governo israeliano: “Non ripetete i nostri errori dopo l’11 settembre”, “Non fatevi consumare dall’ira, sappiamo che non siete stati voi a colpire l’ospedale“. Su tutto, “Non siete soli“. Non sappiamo quanto il presidente degli Stati Uniti potrà limitare l’esplodere dell’incendio mediorientale, ma sappiamo per certo che non merita quell’ironia vagamente sprezzante sulla sua età, il passo incerto, l’idea che non sia più lui. Nel deserto diplomatico di questi giorni, è l’unico ad aver fatto udire una voce in grado di farsi sentire sopra il frastuono della guerra e dell’orrore. di Fulvio Giuliani

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