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Il Papa della speranza

Papa Francesco continua ad implorare Vladimir Putin di riceverlo per parlare di pace: è il mediatore potenzialmente ideale per imboccare una nuova, e forse unica, via del dialogo.

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Il Papa fa il Papa. Frase di per sé semplicistica, spesso utilizzata per – se non banalizzare – circoscrivere gli interventi dei Pontefici agli ambiti di loro “competenza“. Aspetti spiccatamente morali, se non direttamente religiosi e così via.

Papa Francesco che fa Papa Francesco e implora Vladimir Putin di riceverlo a Mosca per parlare di pace, ma al contempo ricorda che da settimane la richiesta di un incontro giace inascoltata sul gigantesco tavolone dello zar, è qualcosa di più. Molto di più.
È la possibilità concreta di trovare un nuovo ed efficace (sarebbe il primo) mediatore, in questa tragedia scatenata dal dittatore di Mosca e in cui progressivamente tutti i volenterosi che hanno provato a mettere intorno a un tavolo russi e ucraini sono finiti per essere esclusi dai giochi o ridotti a un’impotenza di fatto. Israele, Turchia, per non parlare delle Nazioni Unite.

Papa Francesco quando sottolinea, nel colloquio con il direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana, come Putin “non voglia o non possa” rispondere ed avviare un dialogo è un interprete lucido della realtà dei fatti. Della persino banale e agghiacciante considerazione che il dittatore non abbia mai mostrato alcun reale interesse per una trattativa. Figurarsi un cessate il fuoco.

Eppure, nelle sue aperte critiche alle posizioni occidentali – la Nato che “abbaia“ ai confini russi – il Pontefice si pone nella condizione potenzialmente ideale per essere interpretato come l’uomo del dialogo. Prova ne sia l’accoglienza quantomeno decorosa riservata alle sue parole sui media russi, ormai puri megafoni della propaganda di regime.

Che il Vaticano ci stia provando in tutti i modi è certo e va riconosciuto alla diplomazia della Santa Sede e alla personale volontà di Francesco. Dove si possa arrivare è interrogativo la cui risposta risiede nei meandri della mente dell’uomo di Mosca, ieri neppure scalfito da due ore di telefonata con il presidente francese Macron.

Elemento utile a ricordare a tutti noi, mentre in Ucraina si muore, davanti a che genere di uomo ci troviamo.

 

di Fulvio Giuliani

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