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Israele si mette di traverso. Trump ha fretta di chiudere

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Israele ha mandato mercoledì un messaggio chiaro e inequivocabile agli Usa. Il governo di Gerusalemme ha poi aspettato di vedere che effetto potesse fare il sanguinoso blitz in Libano, per calibrare la strategia e soppesarne le conseguenze

Israele

Israele si mette di traverso. Trump ha fretta di chiudere

Israele ha mandato mercoledì un messaggio chiaro e inequivocabile agli Usa. Il governo di Gerusalemme ha poi aspettato di vedere che effetto potesse fare il sanguinoso blitz in Libano, per calibrare la strategia e soppesarne le conseguenze

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Israele si mette di traverso. Trump ha fretta di chiudere

Israele ha mandato mercoledì un messaggio chiaro e inequivocabile agli Usa. Il governo di Gerusalemme ha poi aspettato di vedere che effetto potesse fare il sanguinoso blitz in Libano, per calibrare la strategia e soppesarne le conseguenze

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Israele ha mandato mercoledì un messaggio chiaro e inequivocabile agli Usa e ieri il governo di Gerusalemme ha aspettato di vedere che effetto potesse fare il sanguinoso blitz in Libano, per calibrare la strategia e soppesarne le conseguenze.

Puntualmente arrivate, con l’invito di Donald Trump a ridurre i raid. Il premier Benjamin Netanyahu, a quel punto, ha mangiato la foglia e nel giro di 10 minuti ha annunciato l’avvio di colloqui diretti con il Libano (secondo Axios da lunedì), con l’obiettivo di disarmare Hezbollah.

Resta il fatto che se scateni l’inferno a Beirut, come mai accaduto neppure nei drammatici mesi della guerra a Gaza, è per dire «No» alla tregua. Un no così clamoroso e rumoroso da mettere in crisi l’intero impianto della exit strategy scelta da Donald Trump.

La Casa Bianca non può e non vuole tornare indietro, mentre l’Iran vuole disperatamente il cessate il fuoco da spacciare come vittoria contro il “Grande Satana”.

Israele resta solo contro tutti

Israele, dunque, resta solo contro tutti e l’equilibrio fragilissimo, perché per quanto Donald Trump non abbia esitato a derubricare in modo imbarazzante a «scaramucce» l’uragano che si è abbattuto su Beirut, a tutto c’è un limite. Dell’Iran va aggiunta la capacità di tenere ancora in bilico il mondo chiudendo lo Stretto di Hormuz e avviando un mercato delle vacche sul passaggio delle navi.

Usa e Israele non si sono mai detti la verità fino in fondo, accarezzando due obiettivi completamente diversi. Netanyahu ha intravisto lo spiraglio irripetibile di far fuori una volta per tutte il nemico storico. Donald Trump sognava da sempre di assestare un colpo durissimo agli ayatollah ma non si è posto l’obbligo di rovesciarli, affidandosi a un’eventuale sollevazione popolare.

Secondo la ricostruzione del The New York Times”, nessuno intorno a Trump ha detto di no alla guerra perché nessuno osa contraddirlo

Come è stato ricostruito dal “New York Times”, nessuno intorno a Trump ha detto di no alla guerra perché nessuno osa contraddirlo. Su un solo punto gli uomini del presidente hanno parlato chiaro: rovesciare il regime agendo solo dal cielo, come si proponeva Netanyahu, era un’idea «farsesca». Copyright del direttore della Cia Ratcliffe. Il segretario di Stato Marco Rubio era stato più diretto: «Bullshit».

Quando le rivolte non ci sono state – e vorremmo anche vedere, dal momento che sarebbero finite in un bagno di sangue – Trump si è trovato in un vicolo cieco e ha colto la prima opportunità realistica di un cessate il fuoco. Ha annunciato la tregua senza quasi farlo sapere a Gerusalemme: aveva una tal fretta di chiudere che ha detto di sì senza batter ciglio al progetto in 10 punti stilato dagli… iraniani. Il che – se ci pensate – resterebbe una palese assurdità, a meno che l’unica urgenza non sia quella di tirarsi fuori.

di Fulvio Giuliani

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