Nel 1990 feci un lungo reportage per la trasmissione di Canale 5 “La caduta della Stella Rossa” di Guglielmo Zucconi e Giorgio Bocca. Mi recai a Berlino, città ancora divisa in due, anche se il Muro era crollato sotto i colpi di piccone e lungo il vecchio perimetro venivano venduti come souvenir suoi pezzi che negli anni erano stati colorati dai writer occidentali.
La mia guida era una giovane interprete che frequentava un corso di letteratura italiana nella vecchia Università di Berlino Est. Passammo insieme attraverso il leggendario checkpoint Charlie, protagonista di tanti film di spionaggio dell’epoca della Guerra fredda.
Conservo ancora il timbro su un vecchio passaporto, cimelio incancellabile di un tempo che fu. La guida mi raccontò che tanti anni prima, era poco più che una bambina, si svegliò una mattina e andando in bagno si accorse che la finestra era stata murata. La sua casa era proprio sulla frontiera Est del costruendo muro.
«Sai perché il Muro è crollato e tutto si sta sgretolando, dal punto di vista estetico, certo, ma soprattutto da quello politico, economico e culturale? Vedi quelle antenne? Non le potevano oscurare e noi tedeschi dell’Est vedevamo in televisione che i ragazzi a Ovest avevano jeans, scarpe Adidas, automobili che erano tali e non terrificanti scatole puzzolenti come le nostre Trabant. Il comunismo sta morendo perché abbiamo visto che, con tutti i difetti che certamente avete, dall’altra parte si è più felici».
Ecco di cosa ha terrore Putin, che non a caso all’epoca era il capo del Kgb proprio a Berlino Est, alleato del suo omologo e terribile Markus Wolf, capo della potente Stasi tedesca. Putin non teme la Nato, quella è una narrazione che fa più comodo alle nostre anime belle: professori, intellettuali, cantanti e starlette distribuiti nei talk per fare un poco di confusione. Né teme genericamente l’Occidente o vuol ripristinare la Guerra fredda.
No. Putin è terrorizzato dalla Libertà, da molti di quei valori che negli anni noi occidentali abbiamo interiorizzato e diamo per scontati, al punto di farcene quasi una colpa: una autoflagellazione idiota che ha preso il posto dell’autocritica, che invece è giusta quando esprime la nostra libertà di pensarla in modo diverso ma è deleteria quando fine a sé stessa o al servizio di una ideologia ammuffita. Non a caso Putin ha nel patriarca ortodosso Kiril un alleato nel voler trasformare l’assurda idea di restaurare l’impero zarista, connotandola con un linguaggio che pensiamo sia patrimonio di un mondo retrogrado e pericoloso.
di Andrea Pamparana
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