La mannaia dei dazi di Trump non risparmia nessuno. Perché l’Ue fra i più colpiti
La mannaia dei dazi di Trump non risparmia nessuno. La Cina, punita più di tutti, con il 34%. A ruota l’odiatissima Unione Europea con il 20%
La mannaia dei dazi di Trump non risparmia nessuno. Perché l’Ue fra i più colpiti
La mannaia dei dazi di Trump non risparmia nessuno. La Cina, punita più di tutti, con il 34%. A ruota l’odiatissima Unione Europea con il 20%
La mannaia dei dazi di Trump non risparmia nessuno. Perché l’Ue fra i più colpiti
La mannaia dei dazi di Trump non risparmia nessuno. La Cina, punita più di tutti, con il 34%. A ruota l’odiatissima Unione Europea con il 20%
La mannaia dei dazi di Trump. La retorica di sempre di Donald Trump ha accompagnato ieri sera l’attesissimo annuncio dei dazi “universali“. Applicati seguendo uno schema del tutto arbitrario e basato su pura propaganda politica.
La Cina, punita più di tutti, si è beccata il 34%. A ruota l’odiatissima Unione Europea, al 20%, a cui The Donald riserva semrpe gli epiteti più offensivi e sprezzanti.
Nell’annunciare i dazi generalizzati su tutti i prodotti esportati dall’Ue verso gli Usa, infatti, il Presidente Usa ha ritenuto di insistere sulla sua idea di un’Europa unita storicamente predatoria (“cattiva”) nei confronti degli americani. Condendo il tutto con quell’epiteto – “patetico“ – con cui il capo della Casa Bianca ha voluto ancora una volta bastonare dialetticamente i più storici fra gli alleati del suo Paese.
“Patetico“, peraltro, si sposa alla perfezione con l’ormai celeberrima chat di Vance e Hegseth. Ricordando il non trascurabile dettaglio che l’offesa di ieri è stata pronunciata nel giardino delle rose della White House, mentre la chat almeno in teoria doveva restare privata.
La retorica sui dazi è pari nella sua ripetitività solo all’estrema genericità delle misure annunciate ieri sera. Per evitare la mannaia, ufficialmente Trump non lascia alternativa al trasferimento di tutte le attività produttive sul territorio americano. Con l’obiettivo di creare posti di lavoro e rimpinguare le asfittiche casse degli Usa. In realtà, partirà già da queste ore una fase di trattative presumibilmente estenuanti con tutti i partner commerciali. Nelle quali l’amministrazione Trump cercherà di ottenere condizioni di massimo vantaggio, in cambio di singole e specifiche concessioni.
Quanto all’Italia, se qualcuno sperava in un occhio di riguardo (ad eccezione del Regno Unito al 10%) è stato prevedibilmente deluso. Le affinità elettive, almeno per il momento, sono ostentamente ignorate da Trump. Il conto, per ora, grava sulla nostra imprese esportatrici, cioè sul meglio della nostra economia.
Non ci vuole un genio, dunque, per leggere nei ripetuti attacchi all’Ue il disegno di dividere il fronte europeo al suo interno. Mirando a trattare con i singoli Paesi. Possibilità esclusa dagli stessi trattati sul commercio dell’Unione, ma che – c’è da giurare – Trump farà di tutto per aggirare.
Del resto, questa è una guerra commerciale. The Donald l’ha scatenata con obiettivi molto più politici che economici. Con la stragrande maggioranza degli esperti americani profondamente preoccupati dalle conseguenze – e ora spetterà al mondo rispondere.
Ricordando che un dato resta storicamente incontrovertibile: le guerre commerciali non le vince nessuno.
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