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L’antiaerea israeliana aiutata da alleati regionali e internazionali

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Stride la differenza tra l’atteggiamento occidentale tra Israele e Ucraina

L’antiaerea israeliana aiutata da alleati regionali e internazionali

Stride la differenza tra l’atteggiamento occidentale tra Israele e Ucraina

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L’antiaerea israeliana aiutata da alleati regionali e internazionali

Stride la differenza tra l’atteggiamento occidentale tra Israele e Ucraina

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La lunga notte dell’antiaerea israeliana è durata in realtà poche ore. Tanto annunciato e molto vasto, l’attacco iraniano denominato Vadeh Sadegh (Vera Promessa) ha visti coinvolti tutti i proxy sciiti della regione: Ansar Allah (nome ufficiale degli Huthi in Yemen), Hezbollah (Libano), Kata’ib Hezbollah (Iraq) oltre che i droni e i missili – da crociera e balistici – di Teheran stessa. Secondo quanto riferito da ufficiali israeliani al “The New York Times”, sono stati lanciati 185 droni, 36 missili cruise e l’impressionante cifra di 110 missili balistici in una sola salva. Un attacco aereo multi area e multivettore che avrebbe ridotto in briciole qualsiasi Stato normale. Israele, invece, è tutto fuorché normale e la sua storia l’ha costretto a sviluppare difese fuori dalla norma.

Ieri su X (già Twitter) era già apparso il video dell’intercettazione dei missili balistici lanciati dagli ayatollah contro le basi militari israeliane, avvenute in ambiente esoatmosferico (fuori dall’atmosfera terrestre). Questi ordigni seguono infatti una traiettoria parabolica che li porta tanto in alto da toccare lo spazio, per poi picchiare verso i bersagli a velocità smodata. Così, se un missile da crociera partito dall’Iran ci mette alcune ore per raggiungere Israele, a un missile balistico bastano appena 12 minuti. Una sommaria descrizione del loro comportamento che fa già capire a chiunque quanto sia difficile neutralizzarli nel breve lasso di tempo che li distanzia dai loro bersagli, ma Gerusalemme ci è riuscita comunque grazie al sistema antimissili Arrow 3 (sviluppato in collaborazione con gli americani tra il 2008 e il 2017). Il risultato sono dei bizzarri e affascinanti fuochi d’artificio, ognuno avvenuto in luogo di una ben più tragica esplosione al suolo.

L’attacco è iniziato ieri sera, 13 aprile, verso le nostre ore 20. La notizia è stata diffusa due ore dopo nel mentre che le aviazioni partivano per intercettare i droni e i missili da crociera. Aviazioni, al plurale, perché si è trattato di uno sforzo combinato. Mentre l’Iraq – assai debole e persino parte della piattaforma d’attacco delle milizie sciite – ha fatto violare il suo spazio aereo senza colpo ferire, Giordania e Arabia Saudita hanno intercettato quanti più vettori nemici possibili. Contemporaneamente, anche gli aerei israeliani, statunitensi e britannici si sono alzati per sfrondare il nugolo di velivoli unidirezionali a pilotaggio remoto. Inizialmente se ne erano contati meno di 100, ma durante la notte si è arrivati fino a supporne ben 500. Stamane, il conto definitivo pare dunque essere intorno alle 331 unità.

Molte di queste erano quindi i droni Shahed, impiegati in massa anche da Mosca contro l’Ucraina. Neanche uno di loro è riuscito a raggiungere i propri bersagli e questo deve suonare a Kyïv quasi come una beffa, vista la disponibilità occidentale a proteggere Israele mentre è negato questo privilegio all’Ucraina. Certo l’Iran non è la Russia, soprattutto per la mancanza di un arsenale nucleare iraniano (quando è invece Israele ad avere l’atomica), ma questo doppiopesismo stride comunque. Il sangue della bambina beduina ferita nella zona della città israeliana di Arad a causa della caduta di frammenti di un ordigno intercettato non è meno innocente di quello dei bambini che muoiono ogni settimana a Charkìv o nelle altre città dell’Ucraina, ma nessun aereo straniero si alza per proteggerli.

Di Camillo Bosco

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