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Le conseguenze dell’Aia

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Il Procuratore generale della Corte penale internazionale dell’Aia ha richiesto un mandato d’arresto nei confronti di Netanyahu, Gallant e Sinwar

Le conseguenze dell’Aia

Il Procuratore generale della Corte penale internazionale dell’Aia ha richiesto un mandato d’arresto nei confronti di Netanyahu, Gallant e Sinwar

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Le conseguenze dell’Aia

Il Procuratore generale della Corte penale internazionale dell’Aia ha richiesto un mandato d’arresto nei confronti di Netanyahu, Gallant e Sinwar

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Uno dei capisaldi dello Stato di diritto (nomen omen) è l’assoluta indipendenza fra loro dei tre poteri, in special modo di quello giudiziario dalla politica. Aggiungeremmo anche di quest’ultima, peraltro, da qualsiasi ingerenza di natura giudiziaria, pur consapevoli di poter finire invischiati per la 100ª volta in polemiche squisitamente italiane.

Partiamo da qui, per sottolineare come la notizia del mandato d’arresto richiesto dal Procuratore generale della Corte penale internazionale dell’Aia nei confronti del premier israeliano Benjamin Netanyahu, del ministro della Difesa Gallant e del leader di Hamas Yahya Sinwar va commentato con la massima oggettività possibile. Ricordando innanzitutto che trattasi di richiesta e – come in qualsiasi procedimento giudiziario – questo è il momento dell’accusa, cui spetterà il compito di dimostrare le proprie tesi in dibattimento.

Considerazioni giuridiche a parte, è innegabile un dato politico: con la richiesta d’arresto di entrambi, il Procuratore capo Karim Khan mette sullo stesso piano il capo di un’organizzazione terroristica e il leader eletto di un Paese democratico e di uno Stato di diritto.

A tal proposito converrebbe non dimenticare mai a che livello fossero arrivate le proteste popolari in Israele – subito prima dell’infausta giornata del 7 ottobre – proprio perché alcune scelte di ‘Bibi’ Netanyahu erano vissute come un assalto della politica alle prerogative del sistema di garanzie e contrappesi fra poteri.

Quella annunciata dal responsabile dell’accusa all’Aia appare un’operazione oggettivamente spericolata sul piano concettuale.

Non abbiamo mai lesinato critiche all’incredibile mancanza di strategia da parte del governo Netanyahu nella martoriata Striscia, critiche fatte proprie dal suo stesso avversario politico Benny Gantz non più di tre giorni fa. Comunque sia, anche quest’ultimo si è affrettato a sottolineare l’insostenibile parallelismo di fatto fra Hamas e Israele.

Resta terribile mettere sullo stesso piano un Paese come Israele – così simile a noi per tanti motivi, compresi quelli molto criticabili – e Hamas. Tour court.

Dà fiato a tutte le trombe di chi non vedeva l’ora (e già lo fa, senza bisogno di essere spinto) di bollare Israele, gli israeliani e non di rado “gli ebrei“ come terroristi a loro volta.

Staremo a vedere quello che accadrà, se mai accadrà, nelle aule dell’Aia. Per ora, ci sia consentito temere un ulteriore imbarbarimento del confronto fra le idee nel nostro mondo (libero).

di Fulvio Giuliani

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