A guardare una cartina geografica si può restare allibiti: il premier britannico Boris Johnson ha annunciato che chi proverà a entrare illegalmente nel Regno Unito verrà trasferito in Ruanda – ripetiamo: il Ruanda, a 6mila km di distanza nel continente africano – in attesa del disbrigo delle pratiche burocratiche.
Il governo conservatore starebbe per firmare un accordo del valore di circa 120 milioni di sterline con il governo di Kigali, in modo che quest’ultimo si accolli le spese di accoglienza degli immigrati illegali e svolga sul proprio territorio le pratiche burocratiche.
Il progetto conservatore è stato bollato dall’Unione europea come una «politica disumana e non dignitosa». Per ora, in realtà, siamo all’effetto annuncio: l’accordo con il lontano Paese africano non c’è e si sarebbe allo stadio di intenzioni, anche per rispondere mediaticamente all’ondata di sbarchi, arrivati a toccare nella sola giornata dell’altro ieri le 600 unità. La Manica – e questo è certo – sarà intanto pattugliata dai mezzi della Royal Navy, per aumentare il controllo dei confini.
Inseguito dalle polemiche in patria, per la vicenda dei party in pieno lockdown costatigli anche una multa, probabilmente a Boris Johnson non è parso vero di poter sfruttare la ‘libertà’ riconquistata nei confronti delle norme europee per inventarsi “l’effetto Ruanda“. Lezione utile anche per i fan dell’antieuropeismo di casa nostra: sempre meglio avere un quadro di norme che metta al riparo da colpi di testa e trovate propagandistiche.
di Marco Sallustro
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