Lo dobbiamo a Mahsa
| Esteri
Quante Mahsa Amini ci saranno state dal 1979 a oggi? Quante donne, vittime del fanatismo religioso, simbolo del germe più temuto: quello della libertà.
Lo dobbiamo a Mahsa
Quante Mahsa Amini ci saranno state dal 1979 a oggi? Quante donne, vittime del fanatismo religioso, simbolo del germe più temuto: quello della libertà.
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Lo dobbiamo a Mahsa
Quante Mahsa Amini ci saranno state dal 1979 a oggi? Quante donne, vittime del fanatismo religioso, simbolo del germe più temuto: quello della libertà.
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AUTORE: Fulvio Giuliani
Mi ha sempre colpito che il primo ‘articolo’ da me scritto sia stato sulla “rivoluzione iraniana”, ispirata dall’ayatollah Khomeyni nel 1978-1979. Perché ero in quinta elementare e andrebbe fatto un monumento a una maestra capace di stimolare dei bambini di 10 anni a confrontarsi con temi di questa complessità. Lo fece per il giornalino scolastico, cosa che oggi probabilmente porterebbe a una rivoluzione dei genitori e a chissà quale dubbi sull’indottrinamento psicologico dei pupi e altre sciocchezze del genere.
Ricordi personali a parte, comunque interessanti se pensiamo alla campana di vetro in cui oggi facciamo crescere i nostri figli, restano i quarant’anni di oscurantismo, guerre, violenze sui propri cittadini, costanti minacce al mondo esterno – Israele in testa – del regime nato sulle ceneri di una dittatura anacronistica e violenta come quella dell’ultimo scià di Persia Pahlavi.
Quante Mahsa Amini – la ragazza di 22 anni morta per le percosse ricevute dopo essere stata arrestata a causa di una ciocca di capelli sfuggita al velo – ci saranno state dal 1979 a oggi? Quante ragazze e ragazzi si sono visti negare il diritto alle proprie libere scelte, allo studio, alla vita dagli ossessionati e orridi guardiani della rivoluzione e da una società incapace di evolvere?
Quanta violenza, cieca e brutale, alimentata e “giustificata“ dai dettami religiosi. Buoni per gonfiare la volontà di potere e controllo di uomini terrorizzati dal nuovo, dal diverso, spessissimo dalle donne. Queste ultime incarnano, nella loro mentalità spaventosamente ottusa e bigotta, il germe più temuto: quello della libertà.
Già condannati dalla storia, questi fanatici sono destinati a sconfitta certa, ma il tempo può essere crudele. Per le decine di migliaia Mahsa Amini che vorrebbero semplicemente vivere. Ogni tanto, qui in Occidente, riscopriamo l’Iran e la sua società soffocata, ci indigniamo un po’ con sincera partecipazione e poi ce ne dimentichiamo. Perché possiamo fare relativamente poco, è vero, ma pur sempre meglio di niente.
Come la Nazionale di calcio, sport nazionale iraniano, che ha trovato il coraggio di schierarsi con la protesta. La stella Azmoun ha spiegato, in un messaggio poi cancellato: “Nel peggiore dei casi verrò allontanato dalla Nazionale. Nessun problema. Lo sacrificherei per un solo capello delle donne iraniane”.
di Fulvio Giuliani
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