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Testimonianze dall’Ucraina: Maxim, viaggi di nozze tra i cadaveri

“Ci sono posti peggiori di Bucha”, dice Maxim, 24 anni, che dedica il suo tempo libero a cercare i corpi lasciati sul campo dalle milizie russe. Novello sposo, “per mantenere la promessa fatta alla mia fidanzata nel caso dovesse succedermi qualcosa”.

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Maxim Sokolosvkiy ha quasi 25 anni e fino a un paio di mesi fa trascorreva le sue giornate davanti al pc. Fa il tecnico informatico, anche se ovviamente la mole di lavoro si è ridotta da quando è scoppiato il conflitto. A fine turno Maxim si unisce ai volontari che setacciano, casa per casa, le cittadine più martoriate in cerca di cadaveri.

Prima del 24 giugno l’unico corpo senza vita che avesse mai visto era quello del padre, stroncato anni addietro da un malore improvviso. «Ma i morti in guerra non sono come tutti gli altri» precisa subito con una naturalezza che impressiona. «Quando vedi persone a cui mancano parti della testa, gli occhi, pezzi di corpo, soprattutto quando si tratta di civili innocenti e non militari, ti sale dentro una rabbia che avresti voglia di andare subito a combattere, anche a mani nude».

Maxim non nasconde la sua sete di vendetta. E come biasimarlo dopo quello che hanno visto i suoi occhi: gente torturata, colpi di arma da fuoco dietro la nuca, mani legate.

Quando gli chiediamo se sia stato anche a Bucha risponde di essere stato «in luoghi ben peggiori, come Borodyanka e Makarev»: cittadine dove non c’è più una casa in piedi e regnano solo morte e desolazione. «Quegli animali dei russi hanno toccato le nostre cose più preziose: le donne, i bambini, la nostra idea di libertà. La guerra porta sempre con sé la morte e in qualche modo ci si fa pure l’abitudine, ma davanti al corpicino di un bambino non ci si abitua mai».

Odori, immagini, uno strazio continuo che la sua mente non potrà cancellare. C’è una scena, su tutte, che gli è rimasta dentro: «A Fastiv, quando abbiamo riportato al punto di raccolta i cadaveri rinvenuti. Sono entrato nel tendone adibito a obitorio e mi sono ritrovato davanti più di 300 corpi ammassati l’uno sull’altro. Se in una cittadina così piccola ci sono così tanti morti – ho pensato – come sarà nei centri più grandi, come Kiev o Mariupol? Quella montagna di esseri esanimi mi ha riversato addosso tutto l’orrore della guerra».

In questi giorni tutto assume contorni innaturali, si scoprono sentimenti che non si conoscevano, si provano emozioni di cui ci si vergogna. «I russi hanno cercato negli archivi i nomi di chi in passato ha combattuto nel Donbass. Con loro non c’è stata pietà, nemmeno nei confronti delle famiglie. Putin e i suoi non la passeranno liscia» promette Maxim. «Non ci possono essere vie di mezzo né compromessi altrimenti lui, fra qualche anno, ci riproverà. E se dovesse avere la meglio in Ucraina, Putin non si fermerà».

Anche per questo Maxim approfitta di questa intervista per rinnovare la richiesta di armi all’Occidente. Gli ucraini sono pronti a morire per il loro Paese tanto che lui, nonostante sia novello sposo e abbia un deficit uditivo che si porta dietro dalla nascita, non esiterebbe un secondo a imbracciare il fucile. Se solo ne avesse uno.

«La mia ragazza (la chiama ancora così, ndr.) e io ci siamo sposati in tuta, subito dopo che è cominciata la guerra. Una cerimonia senza parenti e senza alcuna emozione, dato che si è trattato solo di firmare un foglio. Ma se dovesse succedermi qualcosa, so di aver mantenuto la promessa che le avevo fatto».

Maxim, 24 anni e neo sposino. In un mondo giusto dovrebbe trovarsi ora in viaggio di nozze e invece raccatta cadaveri ridotti a brandelli da chi si definisce “liberatore”.

Ascolta l’intervista completa qui

 

di Ilaria Cuzzolin

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