Sdaziati: Trump, i dazi e la Corte Suprema Usa
Può pure sostenere di avere un piano di riserva, sta di fatto che il presidente statunitense Donald Trump ha subìto un duro colpo
Sdaziati: Trump, i dazi e la Corte Suprema Usa
Può pure sostenere di avere un piano di riserva, sta di fatto che il presidente statunitense Donald Trump ha subìto un duro colpo
Sdaziati: Trump, i dazi e la Corte Suprema Usa
Può pure sostenere di avere un piano di riserva, sta di fatto che il presidente statunitense Donald Trump ha subìto un duro colpo
Può pure sostenere di avere un piano di riserva, sta di fatto che ieri Donald Trump ha subìto un duro colpo. Tutta la rappresentazione scenica dell’uomo solo al comando, quello che firma cento ordini esecutivi così cambiando la realtà americana e globale, l’uomo per cui le regole non contano niente e le infrange con disinvoltura, riceve una batosta proprio dal tempio delle regole: la Corte suprema degli Usa. Si era anche vantato di avere nominato la maggioranza di quei giudici, ma la decisione di ieri dimostra che non si tratta di un piccolo squilibrio: 6 giudici contro 3 sentenziano che il presidente non ha il potere d’imporre dazi per i fatti suoi, che quel potere spetta al Congresso. Dove, sarà bene ricordarlo, proprio sulla questione dei dazi Trump è finito in minoranza due volte nei giorni scorsi.
La partita non finisce qui. Trump non ha nessuna intenzione d’incassare e presto conosceremo il suo piano di riserva, ma il passaggio di ieri porta lo scontro istituzionale su un piano ancora più alto. Non si tratta più del potere federale contro quelli nazionali, le vetrine infrante non sono più solo quelle – fragili e preziose – del diritto internazionale. Qui verrebbe sferrato l’attacco al vetro blindato dello Stato di diritto, al principio secondo cui il potere non si concentra mai tutto in un solo posto e a ogni peso istituzionale deve corrispondere un contrappeso istituzionale. Lo scontro, se lo si vorrà continuare, avrà come teatro il cuore stesso del sistema democratico occidentale.
E non finisce qui, anche perché ci sono le cause intentate dagli importatori americani contro i dazi, ora illegittimi e quindi con loro piena vittoria. Qualsiasi cosa faccia Trump non avrà effetto retroattivo.
Ieri la notizia della suprema bocciatura non aveva fatto a tempo a diffondersi che già la Borsa statunitense festeggiava al rialzo. La comunità degli affari non aveva fatto alcun mistero di considerare i dazi trumpiani un pessimo affare. Salvo poi osservare che, a furia di rimandare e ridurre, il paventato disastro non c’era stato.
Il comunicato della Commissione europea è un misto di ironia e rispettosa perfidia: siamo in contatto con l’amministrazione americana per sapere adesso cosa succede. Domani altre merci europee arriveranno in Usa: come si sdoganano? Fateci sapere. Forse se il Board of Peace si fosse riunito dopo la decisione della Corte ci sarebbe stato meno da osservare.
Lo Stato di diritto non è onnipotente, ma è vivo e lotta insieme a noi. Non è vero che l’affermarsi di una prepotente forza interna lo inceppa in partenza, facendolo divenire puro formalismo. Non esistono democrazie dove non c’è Stato di diritto, difatti non c’è democrazia in Russia. E dove c’è lo Stato di diritto chi vince le elezioni ha il dovere e il diritto di governare, ma non di comandare. Sono due cose radicalmente diverse. Trump ha provato a comandare, ha voluto interpretare la democrazia interna come una guerra esterna, ha spinto gli attriti verso il punto di rottura, arretrando in quel punto (Minneapolis e i due cittadini pacifici uccisi dall’Ice, poi ritirata, sono lì a ricordarlo) e ora riceve lo stop.
I dazi sono uno dei pilastri su cui Trump ha edificato il tempio del suo potere. Un altro è l’aggressività espansiva, come con Canada e Groenlandia, assieme al superamento delle vecchie alleanze, come la Nato. L’impressione è che Canada e Groenlandia resteranno come sono e che la Nato ne uscirà non distrutta ma indebolita. Il che costerà anche agli americani. Il presidente ha il merito del cessate il fuoco a Gaza, salvo che è ripreso e Hamas non disarma. In Iran le bombe non hanno cancellato il nucleare. La Cina è sempre più in espansione e la Russia usa Trump, che non è in grado di imporle niente.
Lo Stato di diritto dimostra di funzionare, ma dentro quello l’indirizzo spetta agli elettori. Trump ha per tre volte preso la metà dei loro voti. A novembre torneranno a votare. Ricordiamolo anche per le nostre democrazie: l’elettore conta e ha responsabilità.
di Davide Giacalone
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