Trappole esplosive
| Esteri
La storia di Ihor Klimenko, studente ucraino di 17 anni, finalista al Festival per i progetti innovativi “Sikorsky 2021 Challenge 2021”.
Trappole esplosive
La storia di Ihor Klimenko, studente ucraino di 17 anni, finalista al Festival per i progetti innovativi “Sikorsky 2021 Challenge 2021”.
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Trappole esplosive
La storia di Ihor Klimenko, studente ucraino di 17 anni, finalista al Festival per i progetti innovativi “Sikorsky 2021 Challenge 2021”.
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AUTORE: Giorgio Provinciali
Kyiv – Ihor Klimenko è uno studente ucraino di 17 anni. Frequentava la quinta elementare quando nel 2014 la Federazione Russa iniziò l’occupazione dell’Ucraina. Cresciuto in un Paese dilaniato dalla guerra, ha coltivato sin da tenera età la passione per le scienze e la tecnologia, con l’intenzione di metterla al servizio della propria gente, da otto anni vessata quotidianamente dagli invasori russi. Già finalista al Festival per i progetti innovativi “Sikorsky 2021 Challenge 2021” e medaglia d’oro alla 21esima “Malaysian Technology Exhibition 2022”, recentemente Ihor è balzato agli onori della cronaca per essersi aggiudicato il prestigioso “Global Student Prize 2022” (riconoscimento mondiale al migliore studente dell’anno) per aver realizzato due prototipi funzionanti di un drone rilevatore di mine. «La Global Teacher Prize Foundation devolve un sussidio dell’importo di 100mila dollari a uno studente eccezionale, che ha avuto un impatto reale sull’apprendimento, sulla vita dei suoi coetanei e sulla società» ha scritto la commissione nella motivazione del prestigioso premio.
Oggi studente del Polytechnic Institute di Matematica e Fisica a Kyiv, Ihor Klimenko ha unito le funzionalità di un metal detector alla mobilità di un classico drone quadricottero, creando il primo “Quadcopter Mines Detector” al mondo. Il lavoro non gli mancherà di certo poiché si stima che debbano ancora essere sminati 82.500 km2 di territorio ucraino. Droni e kart (con pilota o senza) sono quotidianamente usati sul campo di battaglia per raccogliere i feriti e l’importanza di questo tipo di attrezzatura emerge spesso durante le mie conversazioni con i militari al fronte. Molti soldati ucraini raccontano d’esser stati feriti da mine o di aver visto cadere sotto i colpi nemici i propri compagni mentre erano intenti a rimuovere dal campo di battaglia altri commilitoni colpiti.
Quello delle mine e degli ordigni inesplosi è un problema che coinvolge drammaticamente anche i civili. I russi lasciano esplosivi di ogni genere in qualsiasi cosa: persino nei cadaveri, nei giocattoli per i bambini, negli oggetti più disparati dentro le abitazioni che hanno occupato. Un contadino di Bucha ha raccontato d’aver trovato una bomba dentro un alveare. I russi avevano collegato la spoletta al coperchio dell’arnia, per infliggere un danno letale alla prima persona che l’avesse sollevata. Per fortuna proprio il miele ha avviluppato l’ordigno, inceppando il meccanismo e salvandogli così la vita.
Il 22enne Serhiy, nativo dell’oblast’ di Zhytomyr, è rimasto ferito in missione a Popasna, nella regione di Luhansk. Un colpo di mortaio gli ha strappato un braccio e reso parzialmente inabile l’altro. «Mi sono ritrovato a terra senza un braccio e con l’altra scapola rotta. Non potevo mettere i tourniquet in nessuna delle due gambe, che erano inzuppate di sangue, e avevo un polmone bucato. Aspettavo la morte respirando piano perché sapevo che se respiri forte il polmone stringe il cuore e si ferma, quando la ruota di un mezzo di soccorso s’è fermata proprio accanto alla mia testa». Serhiy è stato prelevato da un kart di soccorso ed è stato salvato. Oggi in Ucraina l’importanza di queste attrezzature è fondamentale.
Di Giorgio Provinciali
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