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Brasile e brasiliani, cambiati dalla pandemia

Il Covid sta chiedendo un prezzo troppo alto a questo popolo che ha perso quel sorriso che lo ha reso celebre nel mondo. Migliaia in strada contro Bolsonaro.

Mentre in Italia migliaia di persone scendevano in piazza al grido di “libertà-libertà” per manifestare contro il Green Pass, 9mila chilometri più in là, all’ombra del Cristo Redentor, un altro movimento si preparava a sbandierare il proprio malcontento in nome di una libertà ben più importante: quella dal Covid. Fiumi di persone, vestite di rosso e rigorosamente in mascherina, hanno invaso le strade delle principali città del Brasile.

Con oltre mezzo milione di decessi legati alla pandemia e una crisi incessante, il Paese è esausto e chiede a gran forza l’impeachment del presidente Jair Bolsonaro, secondo moltissimi brasiliani, vero responsabile di così tanti morti. 

Quello che un tempo veniva visto come il salvatore della patria, forte degli scandali che avevano investito il Paese a seguito della condanna per corruzione dell’ex presidente Lula (che proprio di recente, dopo anni di carcere, si è visto incredibilmente annullare la sentenza e che –  cavalcando l’impopolarità dell’avversario – si dice pronto a tornare in scena), adesso viene additato come “il genocida”. 

Non è un mistero come la gestione della pandemia di Bolsonaro, fin dagli inizi, sia stata di stampo negazionista, molto vicina a quella dell’amico Donald Trump con cui condivide anche le critiche verso l’uso del voto elettronico per le elezioni presidenziali. “Presta il fianco a facili brogli” ha dichiarato di recente Bolsonaro, già in odore di sconfitta in vista delle prossime elezioni, anche se a onor del vero al momento è lui a essere oggetto di indagine su possibili irregolarità nella compravendita dei vaccini da parte del Governo

Ma l’economia brasiliana non è l’unica a fare le spese di una gestione dissennata. La verità è che anche le persone stanno cambiando. 

Quel “jeitinho brasileiro” che in portoghese indica quell’attitudine alla felicità, senza perdersi in troppe domande, tipica del popolo carioca, sembra un ricordo lontano. Il Brasile, crocevia di meraviglie culturali, non ha più voglia di scherzare e di domande, ora, se ne fa eccome. 

Dove sono le siringhe, le anestesie per poter intubare i pazienti, le bombole di ossigeno? Perchè il Covid si è portato via più di 1300 bambini? 

E così gli stessi giovani, un tempo tra i primi sostenitori del Presidente che si ostina ad affermare quanto l’idrossiclorichina sia utile contro il Coronavirus, oggi gli volta le spalle. 

Tutto questo mentre si continua a morire di Dengue, diabete e molto altro. 

I brasiliani sono al limite della sopportazione, consapevoli di non potersi più permettere chiusure totali a lungo termine, stretti nella morsa di un virus che non arretra di un passo. Il popolo non dimentica e quella leggerezza di Bolsonaro, di quando affermava che il virus non sarebbe arrivato in Brasile al ritmo del tormentone “Vivo in un paese tropicale”, si è trasformata oggi in un boomerang micidiale. Mentre l’altro giorno i manifestanti si prendevano le principali piazze da Nord a Sud, Bolsonaro sfilava sulla sua motocicletta per le strade di Brasilia, salutando uno sparuto gruppo di sostenitori. La sensazione comune  è che manchi davvero poco perchè quel boomerang colpisca il bersaglio. 

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