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Indipendenti de che?

Telecom, una delle aziende più importanti di Italia potrebbe essere sotto Opa (Offerta pubblica di acquisto) e nessuno muove un dito. L’azienda va a picco, l’amministratore è uscito da oltre un mese e nessuno ha cercato un suo sostituto.

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Dunque, una delle più importanti aziende italiane, partecipata da Cassa depositi e prestiti ovvero dallo Stato, potrebbe essere sotto Opa (Offerta pubblica di acquisto) e nessuno muove un dito. Non lo muovono gli offerenti, che hanno fatto un primo passo – ben attenti a usare il condizionale – e lì si sono fermati, anche se in realtà sembra che stiano cercando alleati in varie parti del mondo per mettere a segno il colpo italiano. Non lo muovono gli azionisti privati di Vivendi che, non avendo un loro piano per guidare l’azienda, figuriamoci se possiedono un contropiano per difenderla. Non lo muove Cdp, a cui fu chiesto di acquisire una partecipazione nella Telecom scassata, dopo che lo Stato decise di privatizzare un’azienda che andava come un orologio. E non lo muove la Consob che – letargica – osserva la situazione e non interviene neppure per tutelare i risparmiatori che, di fronte al fiorire delle ipotesi, finiranno con il farsi del male.

Ma la cosa più lapalissiana in questa vicenda è la totale inutilità, anzi la sterilità, dannosità e improduttività dei consiglieri indipendenti. Lor signori, lautamente retribuiti, siedono in Consiglio d’amministrazione al fine di tutelare gli azionisti di minoranza e il mercato in generale dalle politiche eventualmente predatorie dei managere degli azionisti di controllo. Capita però che, anche nel caso in questione, siano stati proprio i consiglieri indipendenti ad aver definito la remunerazione dell’amministratore delegato Luigi Gubitosi e ad aver autorizzato il pagamento della sua profumata e inusitata liquidazione. Un capo azienda che firma due profit warning – ovvero due comunicazioni al mercato che le cose vanno significativamente peggio di come dovrebbero andare – come può ambire al pagamento dei bonus futuri? E chi ha consentito tale pagamento? Sempre i consiglieri indipendenti. A tutela di chi?

Visto che l’amministratore delegato se n’è appunto andato da oltre un mese, com’è possibile che ancora non si siano messi attivamente a cercare un suo sostituto, con l’azienda che va a picco e con un fondo che intende scalarla? In compenso hanno assunto degli advisor per analizzare la proposta di Opa e provare a controproporre un piano che però ha inevitabilmente tempistiche incompatibili con l’Opa stessa. Insomma, più che indipendenti questi amministratori ci sembrano molto dipendenti dalla difesa della loro posizione, non curanti della creazione di alcun valore per gli azionisti e totalmente asserviti al management che li sceglie, al pari di yes man che tutto concedono al loro dante causa purché li lasci indisturbati seduti sulla propria poltrona.

Nelle aziende servono innanzitutto amministratori competenti, con esperienza e che non cumulino incarichi su incarichi, avendo l’unico merito di non disturbare il manovratore. Non è umanamente possibile sedere in cinque consigli di società quotate, come oggi consente la norma. Se invece devono lavorare così male, meglio eliminarli del tutto, facendo conto sul collegio sindacale che certamente esprime sempre professionalità più qualificate e verificate. Negli anni si è creata una stortura della professione di consigliere indipendente che è di per sé una contraddizione in termini. Anche per questo: quanto tempo impiegherà la Consob prima di alzare un sopracciglio? TimTim TocToc.

 

di Bancor

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