AUTORE: Massimiliano Lenzi
Al tempo dell’Unione Sovietica, nei cortili del Cremlino erano esposti dei vecchi cannoni dell’epoca degli zar, con un cartello appeso a una delle ruote che recitava: «È permesso guardare nel cannone degli zar».
Oggi, guardare all’artiglieria russa e ai suoi soldati ammassati ai confini ucraini non aiuta a comprendere cosa passi per la testa del presidente Putin. Invaderà o no l’Ucraina? Di certo Putin mostra i muscoli. Un’esibizione – per adesso – come le esercitazioni militari congiunte che Russia e Bielorussia hanno avviato ieri e che preoccupano molto i Paesi occidentali per il timore d’una escalation in Ucraina.
L’Occidente, sino a oggi, non si è mosso affatto male checché ne dica buona parte della stampa. Il presidente Usa Joe Biden esercita, di fatto, il ruolo del poliziotto cattivo, puntando sul rafforzamento militare del fronte orientale in Europa, a difesa dell’Ucraina.
Boris Johnson, premier del Paese più atlantico della vecchia Europa, gli fa da sponda. Incontrando il segretario della Nato Stoltenberg, Johnson ha detto di «non credere che Putin abbia già deciso la guerra ma questo non vuol dire che sia impossibile» e non ha escluso aiuti militari diretti all’Ucraina mentre il ministro degli Esteri inglese Liz Truss, parlando con il suo omologo russo Serghej Lavrov, ha tenuto il punto tanto che il russo ha commentato: «È stata come una conversazione fra un muto e un sordo».
E qui arriviamo all’Unione europea e all’iniziativa del presidente francese Emmanuel Macron, che non ha entusiasmato Putin ma che ancora adesso rappresenta il punto di mediazione più concreto. No all’Ucraina nella Nato subito ma nessun veto russo verrà mai accettato dall’Occidente su un ingresso in futuro di Kiev.
L’Ue e i principali Paesi europei stanno insomma facendo il poliziotto buono verso Mosca, puntando con risolutezza anche sulle sanzioni economiche.
Un deterrente concreto che costa in termini di prezzo del gas e di caro energia ma se la guerra dovesse scoppiare per l’invasione russa costerà molto di più – in termini economici – a Putin.
Insomma, l’Occidente si sta muovendo con una certa sintonia per evitare un conflitto in Europa. Lo fa su due linee, militare ed economica, e senza affondare in un appeasement che non sarebbe un esercizio di diplomazia ma di acquiescenza.
Se proprio si devono sollevare critiche alla politica estera occidentale ed europea, anziché a Est bisogna guardare a Sud del Vecchio Continente: alla Libia, dove il rischio caos è ormai quotidiano.
Ieri il premier libico Abdel Hamid Dbeibah è sfuggito a un attentato. Secondo l’emittente che ha dato la notizia, “Al-Hadath”, i colpi d’arma da fuoco hanno colpito l’auto del premier e poi il commando sarebbe fuggito. Fonti locali hanno poi reso noto che Dbeibah sarebbe salvo. Una buona notizia in una pessima situazione.
di Massimiliano Lenzi
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