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Mercati fra guerra e inflazione

L’analisi di Ciro Pietroluongo, Direttore Generale MTS, sull’andamento economico mondiale visti gli ultimi sviluppi del conflitto Russo – Ucraino.

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L’attesa per i dati mensili sull’inflazione, l’andamento dei rendimenti dei titoli americani, gli sviluppi sul conflitto Russo – Ucraino con i relativi risvolti sulle materie prime sono stati gli elementi caratterizzanti della settimana.

La Banca Centrale Giapponese (BoJ) nel tentativo di controllare la curva dei rendimenti, lunedì annuncia l’acquisto per un ammontare illimitato, di titoli di stato (JGB) con scadenza decennale (il cap-limite di rendimento da non superare è 0.25%); tale provvedimento viene esteso per quattro giorni, lo Yen si indebolisce nei confronti del dollaro toccando i minimi da sei anni, quota 124. In rialzo gli scambi su MTS, non si segnalano movimenti significativi sul fronte rendimenti e spread: il rendimento del decennale chiude a 2.11%, + 3 punti base da venerdì, mentre il differenziale tra BTP e BUND si allarga di 1 punto base arrivando a quota 152.

Il rendimento del Treasury Note Americano con scadenza a 2 anni arriva a quota 2.45%, il livello più elevato da Marzo 2019, sorpassando il rendimento della scadenza decennale in discesa a 2.38%, negli ultimi 50 anni tale meccanismo ha sempre preceduto le fasi di recessione; occorre sottolineare come tale trend possa essere stato acuito dagli acquisti della Federal Reserve ma il segnale di inversione della curva potrebbe spaventare gli investitori e invogliare la Banca Centrale a velocizzare l’aumento dei tassi di interesse, diffusa l’opinione degli operatori circa un ritocco di 50 punti base nel prossimo meeting della FED. Segnaliamo il trend ribassista lungo tutta la curva, buoni i volumi; il BTPS 0 29/11/23 supera di poco i 900 milioni di euro negoziati.

Il cauto ottimismo delle prime ore di mercoledì circa un allentamento dell’attacco Russo intorno a Kiev, è presto superato dallo scetticismo generale circa le dichiarazioni che non corrisponderebbero allo stato dei fatti; i mercati scontano il mancato accordo, con l’indice azionario Stoxx 600 in calo del -0.7%, anche l’indice americano S&P 500 cede terreno -0.63% più marcata la sofferenza del tech-heavy Nasdaq 100 che perde -1.2%. I dati sulla crescita dei prezzi Spagnoli ci dicono che nell’ultimo anno sono cresciuti del +9.8% era attesa una crescita del +8%; quelli Tedeschi registrano un +7.3% anno su anno, +1% sopra le previsioni, crescono gli occupati ADP nell’ultimo mese negli Stati Uniti, +455. Durante una conferenza a Cipro, la Presidente della Banca Centrale Europea, Lagarde, ha commentato rimarcando come la guerra abbia indotto una grande incertezza sulle prospettive dell’economia ponendo a serio rischio la crescita. Intanto i credit default swap a cinque anni sui titoli governativi Italiani hanno una probabilità di default dell’1.5% e valgono 91.70 punti base.

Nel corso di giovedì, il Presidente Russo Vladimir Putin firma un decreto che sancisce l’obbligo per le nazioni dichiarate ostili di pagare il gas proveniente da Mosca in moneta locale, rubli; la decisione sembra comportare la scelta di trasgredire le sanzioni che l’occidente ha comminato al Cremlino difatti pagamento in rubli presuppone il cambio di valuta presso la Banca centrale Russa, aspetto che aiuterebbe la Russia ad aumentare le proprie riserve di moneta straniera. L’altra via al momento sembra poco percorribile dal punto di vista pratico sarebbe quella di interrompere l’approvvigionamento di materia prima dalla Russia. Vengono pubblicati i dati sull’inflazione Francese e Italiana, in linea con le altre economie europee, i numeri sono più alti delle previsioni, +4.5% anno su anno per Parigi e +.6.7% per Roma, cresce lo stress sulle Banche Centrali. In linea con le attese le nuove richieste di disoccupazione Americane, +202 mila. Per la prima volta durante la settimana gli acquisti sorpassano le vendite su MTS.

L’ultima seduta della settimana ruota attorno all’inflazione dell’Unione Europea, +7.5% anno su anno (ci si aspettava +6.7%) e sulle “non-farm payroll” americane, ossia il numero di posti di lavoro creati nell’ultimo mese scontando il settore agricolo, +431 mila. La piena occupazione e l’inflazione sono gli elementi sotto la lente di ingrandimento della FED, e il cui andamento influenza le decisione di politica monetaria. Alla chiusura degli scambi, il differenziale tra BTP e Bund si attesta a 154 punti base, il rendimento del decennale a 2.11%.

 

di Ciro Pietroluongo

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