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Giuseppe Anastasi, tra il ruolo d’autore e il nuovo album “Canzoni senza click”: “Se ti fai nemico il tempo, hai perso in partenza”

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Giuseppe Anastasi, autore tra i più stimati della scena italiana, torna in veste di cantautore con il singolo “Titoli di coda” in vista del nuovo album “Titoli di coda” in uscita il 20 marzo

Giuseppe Anastasi

Giuseppe Anastasi, tra il ruolo d’autore e il nuovo album “Canzoni senza click”: “Se ti fai nemico il tempo, hai perso in partenza”

Giuseppe Anastasi, autore tra i più stimati della scena italiana, torna in veste di cantautore con il singolo “Titoli di coda” in vista del nuovo album “Titoli di coda” in uscita il 20 marzo

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Giuseppe Anastasi, tra il ruolo d’autore e il nuovo album “Canzoni senza click”: “Se ti fai nemico il tempo, hai perso in partenza”

Giuseppe Anastasi, autore tra i più stimati della scena italiana, torna in veste di cantautore con il singolo “Titoli di coda” in vista del nuovo album “Titoli di coda” in uscita il 20 marzo

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Fresco del successo di “Magica Favola”, il brano scritto per Arisa che ha conquistato il 4° posto al 76° Festival di Sanremo e un solido piazzamento nelle classifiche, Giuseppe Anastasi riprende in mano il microfono per un progetto tutto suo. Autore tra i più stimati della scena italiana – con oltre duecento canzoni all’attivo, due vittorie all’Ariston e collaborazioni che spaziano da Emma a Eros Ramazzotti – Anastasi torna in veste di cantautore con il singolo “Titoli di coda”, uscito il 13 marzo.

Il brano, una ballata rock dritta e intensa che riflette sulla fragilità dell’esistenza e sulla necessità di accettare l’instabilità della vita, fa da apripista a “Canzoni senza click”, il nuovo album in arrivo domani 20 marzo. Fin dal titolo, il disco si pone come una dichiarazione d’intenti, quasi un manifesto politico e musicale: in un’epoca dominata dalla quantizzazione, dalle iper-produzioni e dall’ansia di un tempo costantemente misurato, Anastasi sceglie di suonare senza metronomo, lasciando che le 9 tracce (nate tutte chitarra e voce) respirino libere, umane e imperfette.

In questa chiacchierata abbiamo parlato del nuovo disco, del suo rapporto con il tempo e la scrittura, della storica e vincente collaborazione con Arisa e di cosa significhi, oggi, insegnare ai ragazzi a cercare la propria strada nella musica, oltre i filtri e le paure del presente.

“Titoli di coda” è una sorta di bilancio, ma ha anche tanti protagonisti.

Sì, racconta varie sfaccettature dell’esistere: c’è chi prende una posizione, chi non la prende, chi si sbilancia nella vita, chi ha più coraggio, chi ne ha di meno. Sono tante vite che ho incontrato. Anch’io ho attraversato dei periodi in cui avevo, come dire, più “cazzimma” e mi buttavo, e momenti in cui me ne stavo rintanato. Però poi ho scoperto che è una cosa normale per tutti: la vita è questo mare, con le sue onde e le mareggiate. L’importante è cercare di essere un buon capitano della propria nave.

Come mai hai scelto di farlo uscire come primo singolo? Proprio per questo senso di bilancio o c’è anche una ragione diversa?

Su “Titoli di coda” ho voluto spingere perché ci credo molto: credo sia un testo in cui tanta gente possa ritrovarsi. E poi mi piaceva l’idea di partire con quella che sarà l’ultima traccia del disco, come una sorta di visione a testa in giù.

Ascoltandolo mi ha colpito anche a livello di produzione. Si sente un lavoro particolare dietro…

Assolutamente. È un pezzo acustico, suonato tutto dall’inizio alla fine. In tutto il disco non c’è il metronomo, non c’è il click. Infatti, il disco si chiamerà proprio “Canzoni senza click”. Quando scrivo per altri devo stare in determinati vincoli, rispettare certi BPM, come si dice in gergo. Quando scrivo per me, invece, sono ovviamente più libero e sento la necessità di dilatare un po’ il tempo. Inoltre, questo è un pezzo abbastanza rock, ci sono belle chitarre potenti: mi sono tolto delle soddisfazioni anche da questo punto di vista.

Sul disco, oltre a questa sonorità, ci sono diverse sfumature. Quanto ci hai lavorato?

C’è una componente comune in tutti i brani: i “chitarroni”. Ho messo chitarre ovunque, tanta chitarra acustica e pochissima batteria, giusto una parte percussiva. I testi, invece, sono tutti molto diversi: alla fine, di canzoni d’amore ce n’è soltanto una. E poi c’è questa caratteristica dei brani lunghi, anche da sei minuti: mi sono preso tutto il tempo per essere il più rilassato possibile. C’è anche, per la prima volta, una canzone completamente autobiografica.

Quindi hai lasciato l’ispirazione libera di muoversi fuori dagli schemi classici.

Volevo semplicemente canzoni che non corressero. Volevo che il tempo lo decidessi io, non il click. I brani rappresentano la vita, la società, la paura del tempo che verrà, ma c’è anche tanta speranza che non tutto venga per nuocere.

È una scelta forte oggi, visto che i tempi moderni tendono a incasellare tutto e ad accelerare.

Quando sono in Umbria, diciamo che la gente gestisce il tempo discretamente bene. Ma quando vado a Milano, mi rendo conto che la maggior parte delle persone è nemica del tempo. Li riconosci subito: hanno la gastrite, il reflusso, un po’ di ansia. A cinquant’anni posso dire che se ti fai nemico il tempo, hai perso in partenza. A Milano il tempo scorre in maniera molto più veloce ed esercita un controllo esagerato sulle persone.

Tu vesti due abiti: quello del cantautore e quello dell’autore per altri. Come fai a giostrarti tra i due?

Quando diventi un professionista e scrivere è il tuo lavoro, magari con un contratto editoriale in mano, partecipi alle cosiddette “session”. Ti trovi in studio con altri 4-5 autori e compositori, magari gente che non hai mai visto prima. Lì non puoi aspettare l’ispirazione, devi essere estremamente pratico; è la tecnica che ti aiuta. Entri alle 11 e alle 18 devi avere almeno la bozza completa del brano. Quello è proprio il lavoro da “operaio”, basato sulla tecnica, la stessa che insegno al CET di Mogol. Poi ci sono le canzoni che nascono spontaneamente: “La notte”, per dire, non l’ho scritta pensando a Sanremo o per farne una hit. Ero sveglio alle tre di notte, soffrivo come un cane, avevo bisogno di esorcizzare quel dolore e l’ho scritta. Quando c’è quella libertà, la canzone arriva alle persone con più verità. Però, a volte, anche il lavoro su commissione è bellissimo: per “Magica Favola”, ad esempio, con Arisa, ci siamo divertiti tantissimo in studio. Quando c’è serenità, scrivi molto più facilmente.

Con Arisa hai un rapporto consolidato: due vittorie a Sanremo e ora un altro ottimo posizionamento.

Assolutamente, ci conosciamo come le nostre tasche ed è un grande vantaggio. Io so cosa le va di dire in quel momento della sua vita. E poi ho a disposizione una delle più grandi interpreti della storia della musica italiana: quando hai una voce e una capacità interpretativa del genere, sei molto avvantaggiato. In “Magica Favola”, oltre ad averla scritta anche lei, è stata eccezionale nel veicolarla al pubblico.

Insegni da oltre vent’anni. Visto da dentro, com’è cambiata la musica e come sono cambiati i ragazzi che vengono a studiare da te?

È cambiato moltissimo il modo di vivere. Te la metto giù semplice: a diciannove, vent’anni, io ero felice. Non avevo paura del futuro, pensavo che un lavoro bene o male l’avrei trovato. La generazione di oggi ha molta più paura. E dobbiamo capirli: un ragazzo che oggi ha vent’anni, durante la pandemia ne aveva quattordici. Perdere gli anni tra i 14 e i 16 è un trauma incredibile. In più viviamo in una società dove scoppia una guerra ogni 15 giorni, c’è tanta precarietà. Questo si riflette nei testi: è aumentata la tristezza, ci sono pochissimi testi adolescenziali positivi. E poi, alla loro età io ero libero. Se volevo, falsificavo la firma dei miei e saltavo scuola tre giorni. Ora, con il registro elettronico, sono iper-controllati. Se privi un essere umano di tutta questa libertà, si intristisce, ed ecco spiegato in parte l’hip hop e la trap, che non prevedono ottimismo.

E il tuo modo di scrivere è cambiato nel tempo?

Non più di tanto. Con quest’ultimo Sanremo mi sono reso conto che la gente ha bisogno anche di riflettere, non solo di muoversi con la cassa in quattro. Se “Magica Favola” sta avendo riscontro è perché tante persone si ritrovano in quelle tappe della vita raccontate nel testo. Ovviamente mi adeguo: se devo scrivere la hit dell’estate in una session, non faccio troppo il filosofo. Cerco di essere il più versatile possibile, basandomi sull’empatia, sulla stima reciproca e sulla simpatia con l’artista.

Tornando al disco, c’è un brano che consiglieresti a chi non ti conosce per entrare nel tuo mondo?

L’ultima traccia, quella dedicata a me. Lì mi sono veramente “sputtanato”, ho parlato della mia vita e anche dei miei vizi, che fortunatamente oggi sono debellati. È il mio manifesto.

Si sente che mancano i filtri. Qualcuno direbbe che ci vuole coraggio per raccontarsi così…

Coraggio ci vuole a vivere a Gaza in questo momento, non per scrivere una canzone! Sulle canzoni serve la voglia di comunicare una parte intima. Il coraggio vero l’ho avuto quando ho lasciato la Sicilia per trasferirmi “nel continente” per la musica, inseguendo un sogno. Di tutto quello che ho fatto sono felice, non posso lamentarmi, ma non sono mai “contentissimo”, guardo sempre a quello che dovrò fare ancora: è uno sprone.

Che consiglio daresti a un giovanissimo che vuole provare a fare il tuo mestiere?

Di non essere timido. Andare fisicamente a bussare alle porte delle case discografiche. Va bene la modernità e l’e-mail, ma serve il coraggio di credere in se stessi. E per avere autostima bisogna studiare. Devi conoscere i grandi album: “Sgt. Pepper’s”, “La voce del padrone”, “Rimmel”, “Com’è profondo il mare” e altri di questa caratura. Se conosci tanta musica, hai un parametro per riconoscere i capolavori, sviluppi capacità autocritica e capisci dove orientarti. Purtroppo molti ragazzi oggi hanno tantissime informazioni ma le usano male, non sanno la differenza tra rock e prog o tra punk e rock’n’roll. Qui servono i maestri per indicare la strada. Insegnare è la cosa che mi piace di più, è proprio la mia vocazione.

di Federico Arduini

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