Briga, questa sera a Milano ai Magazzini Generali: “Il più grande successo? La riconquista della mia libertà”
Briga tra palco, famiglia e indipendenza artistica: il presente di un percorso costruito nel tempo
Briga, questa sera a Milano ai Magazzini Generali: “Il più grande successo? La riconquista della mia libertà”
Briga tra palco, famiglia e indipendenza artistica: il presente di un percorso costruito nel tempo
Briga, questa sera a Milano ai Magazzini Generali: “Il più grande successo? La riconquista della mia libertà”
Briga tra palco, famiglia e indipendenza artistica: il presente di un percorso costruito nel tempo
Si riparte da oggi 4 maggio, da Milano, da un club che per Briga non è soltanto una tappa ma un pezzo di biografia. Ai Magazzini Generali arriva il “Sentimenti Club Tour”, uno spettacolo che mette insieme tre anime diverse – una sezione rock, una parte rap e un finale acustico – e che riporta dal vivo i brani dell’ultimo progetto insieme a pagine più note del suo repertorio. Ma più che un semplice concerto, per Briga è il punto in cui il presente incontra tutto quello che c’è stato prima.
“Come tutti i miei concerti, anche questo è molto dinamico. Dopo dieci dischi e vent’anni di musica ho sperimentato tanti generi, quindi nel live ci sono diversi momenti musicali: una parte rap, una parte acustica, una parte rock”. Il punto, però, non è solo la varietà. È il modo in cui questa varietà prende corpo sul palco, dentro un gruppo affiatato che lui descrive come una vera band: “Siamo in tre musicisti, suoniamo insieme da tanti anni, siamo molto coesi, siamo amici. È proprio un bel gruppo”.

Milano, in questo racconto, non fa da semplice sfondo: “Per me rappresenta sempre una tappa importante e fondamentale nella carriera e nella vita”, spiega, ricordando la sua prima data fuori Roma, da ragazzo, quando si esibì nel capoluogo lombardo con un mixtape autoprodotto e pochi mezzi, ma con una fame già chiarissima. È il passaggio che spiega bene quanto il club resti, per chi la musica l’ha costruita dal basso, un luogo di verità prima ancora che di spettacolo.
Dentro questa traiettoria, qualcosa è cambiato e qualcosa no: “Io sono sempre lo stesso, chiaramente mi sono evoluto. Quello che sei alla fine non muore mai”. Briga parla dell’entusiasmo come motore stabile della sua vita, della gioia del live, dell’adrenalina, ma soprattutto di una dimensione collettiva che non ha perso: “Non mi piace fare la star, venire in hotel e starmene per conto mio. Quando siamo in trasferta prendiamo una casa tutti insieme, viene anche mia moglie con mia figlia, viene il cane e il momento più bello è la cena la sera prima del live”.
La chiacchierata si fa ancora più interessante quando il discorso si allarga oltre la musica. Briga racconta la notorietà senza alcuna mitologia: “Il più grande successo che ho ottenuto è stata la riconquista della mia libertà”, dice, spiegando di aver attraversato anche fasi in cui la popolarità era diventata una gabbia. E lo fa con una frase che è insieme autoironia e fotografia sociale: “Io non sono ricco, io sono solo famoso”. Dietro c’è il rifiuto di un’immagine patinata dell’artista e la rivendicazione di una normalità concreta, fatta di lavoro, famiglia, problemi pratici e impossibilità di isolarsi dal rumore del presente.
Anche musicalmente il suo percorso rifiuta i recinti. Briga si definisce un “divoratore di musica”, cresciuto tra cantautori e rock, con la voglia di spostarsi continuamente da un linguaggio all’altro. Ed è proprio questa attitudine a dare senso al live di oggi: non una sfilata di etichette, ma un concerto costruito per tenere insieme tutte le sue vite musicali: “Nelle piazze si preferisce puntare sulle canzoni più conosciute ed è giusto. Nei miei live invece posso toglierle quasi tutte e fare le cose che mi piacciono di più, perché sono sicuro che il mio pubblico le canta dalla prima all’ultima”.
Sul fondo resta anche il presente, con nuovi progetti già in movimento. Il “Sentimenti Club Tour” accompagna una fase in cui Briga lavora sia sulla sua musica sia sulla sua etichetta, con cui ha prodotto l’ultimo disco e i progetti degli ultimi due anni, aprendo anche un nuovo fronte come produttore di artisti emergenti. Un passaggio importante, perché segna una fase di piena autonomia artistica, non più soltanto come interprete ma anche come figura capace di accompagnare altri percorsi musicali. “Lavoro sempre a qualcosa di nuovo”, dice. Ed è probabilmente questa la sintesi migliore: un artista che, anche quando si ferma a raccontarsi, in realtà ha già lo sguardo puntato un po’ più avanti.
di Federico Arduini
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- Tag: musica
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