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Tosca e “Femminae”, un’opera piena, viva e raffinata: “Il femminile è la lingua madre”

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Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Tosca sul suo ultimo disco Femminae, in uscita domani in fisico e dal 22 maggio in streaming

Tosca

Tosca e “Femminae”, un’opera piena, viva e raffinata: “Il femminile è la lingua madre”

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Tosca sul suo ultimo disco Femminae, in uscita domani in fisico e dal 22 maggio in streaming

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Tosca e “Femminae”, un’opera piena, viva e raffinata: “Il femminile è la lingua madre”

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Tosca sul suo ultimo disco Femminae, in uscita domani in fisico e dal 22 maggio in streaming

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Ci sono dischi che nascono per un’esigenza di mercato e dischi che prendono forma piano piano, assecondando il ritmo naturale della vita. “Feminae”, il nuovo album di Tosca in uscita per BMG, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Arriva a sette anni di distanza da “Morabeza”, un periodo in cui l’artista romana non è certo rimasta ferma: dalle Targhe Tenco vinte nel 2020 alla Premio Tenco alla carriera nel 2025, passando per il lavoro instancabile con le Officine Pasolini, laboratorio di alta formazione artistica che dirige con passione. Ora però era tempo di raccogliere i frutti di un nuovo viaggio interiore. Il punto di partenza del nuovo progetto è l’essenza stessa della parola che gli dà il titolo. Non è stato un processo immediato trovare quel nome: è stato Renzo Arbore a sbloccare il nodo: «Gli ho raccontato che stavo lavorando a un disco femminile e lui mi ha detto: ma perché non chiami “feminae”? Perché alla fine c’è il bello dell’essere femmina, anche nel riconoscersi».


Una parola da riabilitare, secondo Tosca, liberandola dalle accezioni distorte che oggi spesso la accompagnano: «Ho voluto recuperarne il senso più profondo: protezione, accoglienza. La femmina è la lingua madre, insegna a parlare, dà la vita». La genesi dell’album è nata guidata dagli incontri e dalle connessioni umane prima ancora che artistiche, con le figure femminili hanno cominciato a delinearsi spontaneamente, senza calcolo. Sul piano musicale, Tosca si affida ancora una volta a Joe Barbieri, che firma produzione artistica, arrangiamenti e adattamenti in italiano, accompagnando il progetto verso un impianto sonoro coerente e riconoscibile. Per costruirlo, Tosca coinvolge artiste della scena internazionale e italiana: Carmen Consoli, Ornella Vanoni, Maria Bethânia, Sílvia Pérez Cruz, Stacey Kent, Mama Marjas, Cristina Branco, chiamate a condividere temi meravigliosi della tradizione mondiale o nuove composizioni scritte per il disco. A completare il disegno musicale, gli interventi di Paolo Fresu, Rita Marcotulli e dei Flowing Chords.


Ne emerge un lavoro raffinato, carico di significato e creato con la cura che si riserva alle cose che si amano. Il suono è profondo in ogni brano, capace di attraversare universi sonori molto diversi tra loro, tratteggiando quadri emotivi in cui chiunque può riconoscersi. Tra le collaborazioni internazionali più emozionanti c’è quella con Maria Bethânia: «Quando mi è arrivata la sua voce mi sono sentita male – ci confessa Tosca -. È una sacerdotessa della musica. In quel momento ho pensato che avrei potuto pure smettere». Un colpo di fulmine artistico che racconta bene lo spirito di un disco nato sempre dalla stessa radice: l’amore autentico per la musica. Anche le grandi ospiti internazionali questa volta hanno scelto di cantare in italiano, ribaltando la solita dinamica. «Sono venute loro a casa nostra, ben felici. L’italiano è la quarta lingua più studiata al mondo: lo amano, lo temono perché è difficile, però quando si sentono accolte, ci si mettono con tutto il cuore». Un capitolo a parte, carico di emozione e di significato, è quello dedicato a Ornella Vanoni. Un legame fatto di stima a distanza, iniziato anni fa dietro le quinte dei concerti di Lucio Dalla. «Quando arrivava Ornella, io mi chiudevo. Mi nascondevo: Ornella con un’ironia, una bellezza e un’eleganza incredibili».

Registrata poco prima della sua scomparsa, resta una delle sue ultime canzoni. “Feminae” non è un disco da consumare in fretta. È un’opera in cui si entra lentamente, brano dopo brano, lasciandosi sorprendere da un impianto sonoro che cambia pelle senza mai perdere il filo. C’è la dimensione dell’impegno civile e sociale: «La canzone popolare siamo noi. Quando si alza, significa che c’è qualcosa da dire, da non dimenticare. Oggi invece si galleggia, non si ha la voglia né la convenienza di denunciare. Bisogna invece definirsi, dire da che parte si sta». C’è la riflessione sul ruolo della donna nel mondo dello spettacolo, il rifiuto della mercificazione del corpo come unico strumento di visibilità,e la fiducia nelle nuove generazioni di artiste che stanno scrivendo una pagina nuova. «Mi interessano le ragazze delle Officine Pasolini, quelle che vengono avanti con la loro bravura e il loro istinto. Come Rosalìa: è bellissima, è sensuale, ma per me è soprattutto brava». 

di Federico Arduini

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