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Sei corde, una passione: parla il musicista Matteo Mancuso

Matteo Mancuso, chitarrista siciliano di 27 anni, è talento cristallino dell’universo jazz-fusion e dell’arte dell’improvvisazione

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Sei corde, una passione: parla il musicista Matteo Mancuso

Matteo Mancuso, chitarrista siciliano di 27 anni, è talento cristallino dell’universo jazz-fusion e dell’arte dell’improvvisazione

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Sei corde, una passione: parla il musicista Matteo Mancuso

Matteo Mancuso, chitarrista siciliano di 27 anni, è talento cristallino dell’universo jazz-fusion e dell’arte dell’improvvisazione

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Matteo Mancuso, chitarrista siciliano di 27 anni, è talento cristallino dell’universo jazz-fusion e dell’arte dell’improvvisazione

Quando si pensa alla chitarra la si associa subito alla musica rock, ad artisti stranieri e (purtroppo) al passato, oggi che la musica popolare è dominata da altre sonorità. Eppure c’è un giovane artista italiano che suona questo strumento divinamente e si sta facendo notare in tutto il mondo. Parliamo di Matteo Mancuso, chitarrista siciliano di 27 anni, talento cristallino dell’universo jazz-fusion e dell’arte dell’improvvisazione. E se lo hanno detto mostri sacri come – tra i tanti – Joe Bonamassa e Steve Vai, c’è da fidarsi.

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con lui in vista del concerto che terrà a Milano il 10 luglio (nella cornice del neonato Worm Up Festival appena cominciato al Teatro dal Verme), scavando nel suo passato per capire anzitutto dove abbia avuto origine la scintilla primigenia di un talento destinato a far parlare di sé a lungo. «Ho iniziato quando avevo più o meno dieci anni perché tutti in famiglia suonano. Principalmente mio papà, anche lui chitarrista e produttore» ci ha raccontato Mancuso. «Cominciare è stata una scelta naturale. Poi ho notato risultati immediati e quindi mi ci sono tuffato già da piccolo. Ho capito che sarebbe potuto diventare un lavoro quando mi sono reso conto che, rispetto agli altri, facevo molta meno fatica a imparare». Lo studio serio è però arrivato più tardi: «Più o meno quando avevo 14 anni mi sono iscritto al liceo musicale. Da lì il mio hobby preferito è diventato qualcosa di più concreto».

Come sa chiunque abbia avuto modo di assistere a un suo concerto o di vedere un suo video, Mancuso usa una tecnica peculiare sulla sua sei corde: «All’inizio non sapevo che la chitarra elettrica si dovesse suonare con il plettro e quella classica con le dita. Vedevo mio padre usare le sole dita e quindi ho pensato che qualsiasi chitarra andasse suonata in quel modo. Per questo ho iniziato anch’io puntando solo su questa tecnica. E, quando ho scoperto l’esistenza del plettro, ormai ero già troppo abituato a suonare in quel modo». Come definirebbe il suo approccio allo strumento? «Più che nuovo, direi piuttosto che è raro. La mia tecnica è infatti un mix tra diversi modi di suonare, che dà vita a una combinazione unica».

Un talento come Mancuso, che ha già suonato molto in giro per il mondo, può dare consigli a chi sogna di intraprendere la sua stessa carriera: «Il fattore principale per me è la passione. Certo, serve avere disciplina, ma quello che ti fa andare avanti veramente è l’amore per quello che fai. Puoi avere tutto il rigore mentale che vuoi, ma se qualcosa non ti piace prima o poi l’abbandoni. Bisogna chiedersi se è veramente quella la strada che si vuole prendere. Io questo mestiere lo farei anche se non mi fruttasse un soldo. Bisogna spendere tanto tempo sullo strumento, ma è qualcosa che faccio sempre volentieri: posso studiare anche sei ore al giorno e mi sembra sempre che ne siano passate soltanto due».

Su chi lo abbia ispirato per primo Mancuso non ha dubbi: «La prima influenza è stata Jimi Hendrix, il responsabile di tutto ciò che nella storia dello strumento è successo da allora a oggi. Poi ce ne sono stati altri che dal punto di vista musicale mi hanno influenzato di più rispetto a lui, perché mi sono allontanato molto dal blues tradizionale. Ma lui è stata la prima scintilla. La seconda, senza dubbio, è stato Alan Holdsworth. Ha completamente cambiato il mio approccio alla chitarra. La prima volta che lo sentii non avevo neanche capito che stesse suonando una chitarra, mi sembrava piuttosto un synth. Sembrava davvero qualcosa proveniente da un altro pianeta. Un alieno proprio».

Il 10 luglio Mancuso suonerà in trio brani tratti dal suo primo album (“The Journey”), oltre a omaggi e cover: «Sarà un concerto diverso rispetto a quelli che ho fatto finora, anche per il repertorio scelto. E ci sarà una novità tecnica: noi tre musicisti sul palco avremo le cuffie in-ear, perché per alcuni brani ci sono tracce pre-registrate e vogliamo essere più precisi che mai a tutto beneficio del pubblico». Un ulteriore buon motivo per non mancare.

di Federico Arduini

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