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Litfiba e i 40 anni di “17 Re”: “Non un’operazione nostalgia. Non abbiamo mai avuto paura di schierarci”

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La reunion dei Litfiba attorno a “17 Re” non ha il sapore dell’amarcord, ma quello di una resa dei conti artistica, politica e persino storica

Litfiba

Litfiba e i 40 anni di “17 Re”: “Non un’operazione nostalgia. Non abbiamo mai avuto paura di schierarci”

La reunion dei Litfiba attorno a “17 Re” non ha il sapore dell’amarcord, ma quello di una resa dei conti artistica, politica e persino storica

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Litfiba e i 40 anni di “17 Re”: “Non un’operazione nostalgia. Non abbiamo mai avuto paura di schierarci”

La reunion dei Litfiba attorno a “17 Re” non ha il sapore dell’amarcord, ma quello di una resa dei conti artistica, politica e persino storica

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Non chiamatela nostalgia. Perché la reunion dei Litfiba attorno a “17 Re” non ha il sapore dell’amarcord, ma quello di una chiusura di un cerchio. A quarant’anni dall’uscita di quello che è diventato uno dei dischi più importanti, visionari e divisivi del rock italiano, Piero Pelù, Ghigo Renzulli, Antonio Aiazzi e Gianni Maroccolo tornano insieme per rimettere al centro non solo un album di culto, ma soprattutto un’idea di musica capace di prendere posizione.

L’occasione è duplice. Da una parte, venerdì 17 aprile arriva finalmente “17 Re”, il brano che avrebbe dovuto stare dentro il disco del 1986 e che invece allora fu escluso dalla tracklist, diventando col tempo un piccolo enigma della musica italiana. La canzone riletta e ritrasformata dalla band oggi, all’ascolto suona alla grande: “Sono rimaste le melodie, parti di testo, l’armonia abbastanza intatta, ma in realtà è cambiato tutto: ritmo, bit, groove e spirito”.

Dall’altra, dal 27 giugno al 15 agosto, il tour “Quarant’anni di 17 Re” riporterà sui palchi la formazione storica degli anni Ottanta, affiancata alla batteria da Luca “Mitraglia” Martelli, per venti date che hanno il peso dell’evento irripetibile.

Ma il punto, appunto, non è la nostalgia. O almeno non solo. Perché “17 Re” non viene ripescato dal passato come una reliquia da lucidare, bensì come un’opera che continua a parlare al presente. Lo dice con chiarezza Ghigo Renzulli: «I testi sembrano scritti ieri». Ed è difficile dargli torto. Dentro quelle canzoni c’erano già allora il tema del potere, della guerra, degli abusi, delle vittime schiacciate dai regimi e dalla violenza della storia. Oggi, in un tempo che sembra avere rimesso in fila le stesse paure, quel disco torna a suonare attuale in modo quasi inquietante.

Del resto Piero Pelù, che ricorda di essere stato «un mezzo studente di Scienze politiche», rivendica la continuità di un percorso che nei Litfiba non è mai stato ornamentale: «Il tema politico è sempre stato molto presente nelle nostre canzoni, tanto che il nostro primo EP si chiamava “Guerra” ed era del 1982», ha spiegato. Una matrice chiara, che nel tempo si è tradotta in una costante attenzione al sociale, al politico e soprattutto alla pace, quindi «alle vittime di tutte le guerre». È da qui che nasce anche il senso profondo di questo ritorno: non una semplice operazione celebrativa, ma il tentativo di riportare in primo piano temi che, secondo la band, oggi più che mai non possono essere taciuti.

Pelù lo dice senza giri di parole, con il tono ruvido che gli è proprio: «Stiamo vivendo un momento storico allucinante». E ancora: «È un periodo in cui i prepotenti stanno cercando di fare piazza pulita, noi come artisti contiamo zero ma abbiamo la voce e abbiamo ancora il coraggio di schierarci. Questo sta un po’ mancando nello scenario artistico mondiale. Solo Bruce Springsteen e pochi altri hanno tirato fuori le unghie e i denti». Se c’è un tratto che distingue i Litfiba, ieri come oggi, è proprio la volontà di non sottrarsi. Di esporsi. Di stare, anche scomodamente, dentro il proprio tempo.

Eppure “17 Re” non è soltanto un disco politico. È anche, nelle parole degli stessi protagonisti, un oggetto musicale anomalo, quasi indecifrabile. Pelù lo definisce un album «inspiegabile» e non è soltanto una formula. Quando uscì nel 1986, la critica in larga parte non lo capì, se non in rare eccezioni. Fu accolto con freddezza. Eppure proprio quella natura sfuggente ne avrebbe fatto, col tempo, un disco di culto.

C’è poi un elemento tecnico che rende ancora più interessante il ritorno di oggi. Molti di quei brani, all’epoca, erano di fatto impossibili da portare sul palco. Lo ammette lo stesso Pelù: «Alcune canzoni erano insuonabili dal vivo». Erano nate in studio, costruite con una logica che non sempre coincideva con la dimensione della scena. «Le avevamo costruite in studio e quando si è trattato di portarle sul palco ci siamo ritrovati nella merda», ha raccontato senza edulcorare nulla. In questo senso il tour 2026 rappresenta anche una sfida musicale e quasi fisica: riportare dal vivo l’intero album, nella sua totalità, come non era mai accaduto prima.

Ed è forse proprio qui che la reunion acquista il suo significato più forte. Non nel semplice ritrovarsi, ma nel ritrovarsi per fare finalmente fino in fondo quello che allora non era stato possibile fare. Lavorando di nuovo insieme, si è riacceso quasi naturalmente il vecchio schema interno della band: ciascuno al proprio posto, ciascuno a fare ciò che sa fare meglio, senza bisogno di dirselo. Un meccanismo ritrovato più che ricostruito, che ha sorpreso per primi loro stessi. Arrivati in fondo al lavoro, ha detto, la sensazione comune è stata semplice e rivelatrice: “Qua però butta bene”.

Ecco perché chiamarla nostalgia sarebbe riduttivo. Qui semmai c’è il desiderio di rimettere in circolo un’energia, una tensione, una presa di parola. Di riaprire un discorso lasciato sospeso. Di dare finalmente corpo, anche dal vivo, a un album che quarant’anni fa appariva persino troppo avanti per essere compreso del tutto. Oggi quel tempo sembra averlo raggiunto. E forse, paradossalmente, persino superato.

Questo il calendario degli appuntamenti

27 giugno Perugia – Umbria Che Spacca Festival
30 giugno Padova – Sherwood Festival
02 luglio Bari – Fiera del Levante
04 luglio Pescara – Terrasound Festival, Porto Turistico
07 luglio Milano – Kozel Carroponte
09 luglio Villafranca (VR) – Villafranca Festival 2026, Castello Scaligero
11 luglio Asti – AstiMusica, Piazza Alfieri
14 luglio Genova – Altraonda Festival
16 luglio Roma – Rock in Roma, Ippodromo delle Capannelle
18 luglio Servigliano (FM) – NoSound Fest, Parco della Pace
21 luglio Bologna – Sequoie Music Park
23 luglio Firenze – Prato delle Cornacchie
25 luglio Cosenza – Rendano Arena, Piazza XV Marzo
28 luglio Napoli – Arena Flegrea
01 agosto Alghero – Alguer Summer Festival, Anfiteatro Ivan Graziani
04 agosto Catania – Villa Bellini
07 agosto Melpignano (LE) – Sei Festival, Piazza Avantaggiato
11 agosto Palmanova (UD) – Estate di Stelle, Piazza Grande
13 agosto Forte dei Marmi (LU) – Villa Bertelli Live
15 agosto Bellaria Igea Marina (RN) – Beky Bay

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