Record Store Day 2026: il vinile non si scrolla. Se lo fai, ti perdi quello che sta per succedere – intervista a Gianluca Costella
Gianluca Costella, una carriera radiofonica iniziata nel 1980, responsabile Gedi da 20 anni, collezionista di vinili e custode di una raccolta tra le più significative nel panorama italiano
Record Store Day 2026: il vinile non si scrolla. Se lo fai, ti perdi quello che sta per succedere – intervista a Gianluca Costella
Gianluca Costella, una carriera radiofonica iniziata nel 1980, responsabile Gedi da 20 anni, collezionista di vinili e custode di una raccolta tra le più significative nel panorama italiano
Record Store Day 2026: il vinile non si scrolla. Se lo fai, ti perdi quello che sta per succedere – intervista a Gianluca Costella
Gianluca Costella, una carriera radiofonica iniziata nel 1980, responsabile Gedi da 20 anni, collezionista di vinili e custode di una raccolta tra le più significative nel panorama italiano
Oggi la musica smette di scorrere e torna a farsi cercare, scegliere, aspettare. È il Record Store Day 2026, quando i negozi di dischi diventano luoghi da frequentare con lentezza, tra uscite esclusive, ristampe e copertine che raccontano storie prima ancora di suonare. Al loro interno si respira un tempo diverso, fatto di gesti lenti, sguardi, scoperte condivise. C’è chi arriva con una lista precisa e chi si lascia guidare dall’istinto, chi cerca un titolo e chi invece trova qualcosa che non sapeva nemmeno di volere.
Il Record Store Day diventa uno specchio capace di raccontare chi siamo attraverso ciò che scegliamo di ascoltare, perché ogni vinile è una traccia e un frammento di storia personale. C’è chi ha trasformato questa relazione in qualcosa di più profondo, costruendo una collezione che è insieme archivio e autobiografia.
Un modo per dare ordine a ricordi ed emozioni, fermando il tempo dentro un disco che continuerà comunque a suonare. Tra questi, Gianluca Costella, una carriera radiofonica che ha inizio nel 1980, responsabile Gedi da 20 anni, collezionista di vinili e custode di una raccolta tra le più significative nel panorama italiano.
Del vinile ha fatto non solo una passione, ma un linguaggio. Con lui proviamo a entrare in questa dimensione, partendo proprio dal giorno in cui tutto, ogni volta, ricomincia.
Il significato del vinile e il percorso del collezionista. Il vinile è anche un modo per fermare qualcosa…in un giorno come questo si compra musica o si compra tempo?
“Entrambe le cose. Si compra musica perché si decide di acquistare un vinile di un artista che si apprezza in modo particolare o si ama. Si compra anche il tempo perché, per esempio, per una persona della mia generazione, quindi nata negli anni 60, sicuramente acquistare un disco di molti anni fa, che ricorda la propria giovinezza, adolescenza, significa fare un piccolo esercizio, tornare indietro nel tempo e ricordarsi di momenti piacevoli della vita. L’acquisto del disco oggi è l’acquisto di un supporto fonografico che fa parte di un percorso, quindi è strettamente legato alla passione musicale che si sta vivendo al momento.
Cosa ne pensi del Record Store Day?
“Trovo bellissima l’idea di una giornata dedicata ai negozi di dischi, ma i veri eroi sono i negozianti che hanno resistito all’urto della musica liquida. Hanno continuato ad alzare la clèr ogni mattina per puro amore, anche quando non si vendeva nulla, e oggi meritano pienamente questo secondo grande successo”.
La “Comfort Zone” e il suono del Record Store Day
Se il Record Store Day avesse un suono quale sarebbe?
“Il suono di un vinile di 50 anni fa, di genere classic rock con annessi e connessi scricchiolii, quindi un po’ di fruscio ma con una dinamica straordinaria che li rende vivi, umani. C’è una cosa da aggiungere: noi appassionati di musica e di vinile tendenzialmente amiamo scoprire, ma poi ci rifugiamo nel genere musicale che abbiamo nel cuore e nel mio caso la musica funky, che vira però verso il soul, rappresenta la mia comfort zone”.
C’è un qualcosa del Record Store Day che non ti convince? Un lato meno romantico che chi non colleziona non vede?
“A volte ci sono delle operazioni commerciali legate al Record Store Day che non apprezzo particolarmente, come le ristampe dello stesso album in quattro colori diversi solo per accalappiare noi collezionisti; preferirei di gran lunga la proposta di quattro titoli differenti”.
La collezione e i sacrifici
Se la tua collezione potesse parlare cosa direbbe di te?
“Beh, guarda, penso che sarebbe più chiacchierona di me, quindi credo che direbbe che l’ho composta con moltissimo amore, con moltissimi sacrifici, tantissimi, perché soprattutto quando ero ragazzo, non ho difficoltà nel dire, che a volte ho scelto di evitare di fare benzina alla macchina per acquistare qualche disco. Quindi tanto sacrificio, tanto amore e tanta cura, anche se non ho ancora comprato una macchina a ultrasuoni per lavare i vinili. Questo sicuramente me lo rinfaccerebbero”.
La ricerca, il vinile per caso e l’intimità dell’ascolto. Quanto conta il caso nella musica…e nella vita?
“Mi capita mi capita di di entrare in negozi di dischi e ritrovarmi tra le mani un disco che mi parla e quindi lo compro. E’ anche accaduto che comprassi un disco perché la copertina mi parlava, poi lo mettessi sul giradischi e di provare una grande delusione al momento dell’ascolto. Oggi fortunatamente, anche se sbaglio, non non mi dispero e poi mi capita di rimanere strabiliato da da alcune cose di artisti sconosciuti oppure di artisti famosi dei quali compro magari un LP decisamente minore, risalente agli inizi della loro carriera. Qui mi riferisco agli anni 60/70 e devo dire che ho scoperto cose incredibili ascoltando questi questi dischi. Quindi il caso nella musica e nella nella ricerca dei vinili conta tantissimo. Ho viaggiato molto e mi sono ritrovato a comprare dischi improbabili in luoghi che lo erano altrettanto e fa battere molto il cuore immaginare come possa essere finito in quel posto particolare”.
C’è un disco o una canzone con cui hai un rapporto particolare?
“Credo che il rapporto col con il vinile e con un pezzo musicale, sia una delle cose più intime in assoluto. Secondo me l’artista ti dà una sorta di stimolo, poi lo ascolti, ti immergi e ci metti dentro qualcosa di te stesso. Può essere la tua esperienza di vita oppure delle emozioni che ti trasmette, magari anche diverse da quelle che l’artista ha inserito in un testo o in una composizione. Proprio pochi giorni fa stavo ascoltando un disco minore dei Bee Gees del 73 dove a un certo punto nel ritornello loro dicono che la la loro vita è come una canzone.In quel momento ho pensato che in fondo la mia vita è stata ed è tutt’ora una canzone. Forse per tutta la musica che ho ascoltato, la mia vita è più una compilation! Sempre in questo questo pezzo loro dicono che ogni cosa che accade intorno è musica e anche questo è un concetto che io sposo in pieno”.
I dischi della vita
Un disco irrinunciabile, uno per stare altrove e un disco per sentirsi invincibili. Quali sono?
Il disco irrinunciabile: Genesis, Selling England by the Pound. Quel disco è il disco che al quale non posso rinunciare. E’ stato il disco che mi ha fatto innamorare della musica. Quello per stare altrove, Earth, Wind & Fire, il loro best volume 1 che contiene September, That’s the Way of the World… a me fa venire voglia di mettere in moto la mia convertibile e fare un viaggio ascoltando quel disco. Invece, per sentirsi invincibili: Kraftwerk, Computer World perché è un disco pieno di energia, è un disco anni ‘80 attualissimo perchè parla di molte cose che poi in realtà negli anni si sono verificate”.
Di Catia Demonte
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